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Cultura > Personaggi

Il mio amico Fabrizio

di Marco Brigliadori

- Fonte: Città Nuova

Il ricordo di un regista Rai, amico da sempre del noto conduttore scomparso a 60 anni

«Caro Marcone, ho riletto adesso il messaggio meraviglioso che mi hai mandato… grazie! Dai, proviamo a organizzarci per un pranzo appena possibile, così le cose ce le raccontiamo live. Intanto sto leggermente meglio anche se devo combattere ancora per un bel po’ per sperare di uscirne. Calma e forza!!! Un abbraccione a te e a Elena. A presto. Fabrizio».

Questo le ultime parole che, alcuni giorni fa, mi hai inviato Fabrizio Frizzi. Avremmo dovuto incontrarci con le famiglie per un pranzo subito dopo Pasqua. Le prime parole ce le eravamo scambiate 50 anni fa: 1° media sezione C all’Istituto San Giuseppe Calasanzio di Roma.

Tre anni di medie e cinque di Liceo classico seduto praticamente sempre nel banco davanti al mio. Chissà perché. Ma è capitato quasi sempre così: penultimo banco Manuti e Brigliadori, terzultimo Casa e Frizzi. Otto anni, quelli dell’adolescenza, passati insieme: gli anni che nessuno dimentica.

Dopo il liceo ci siamo persi di vista. Io preso dall’università e dalla politica, tu dalla tua grande passione, lo spettacolo.

Ma la vita fa strani scherzi e così, dopo qualche anno ci siamo incontrati nei corridoi della Rai di Viale Mazzini, tu conduttore affermato e io giovane regista. Da allora non ci siamo più persi di vista, decidendo però di non fare nulla per lavorare insieme. «Se capiterà, ma solo se capiterà». Ci dicevamo.

E infatti capitò, in uno dei programmi da te più amati: la maratona di Telethon. Ne abbiamo fatte sette insieme. Lì ho scoperto il grande professionista, in perfetta armonia con il ragazzo e l’uomo che aveva per dote la virtù più grande: la bontà d’animo.

Non credo di offendere nessuno se dico che sei stato il più amato in Rai, da tutti: colleghi, dirigenti, tecnici, maestranze e autori.

Ora te ne sei andato e la tua morte ha portato alla luce una realtà straordinaria: l’affetto di una intera nazione per il mio amico. Già, il mio amico, uno di cui essere orgoglioso, non per quello che hai fatto ma per quello che hai saputo comunicare, e scusa se è poco per uno che di mestiere fa il comunicatore.

Non sei cambiato, hai vinto la tua battaglia per farti conoscere ed amare così come sei. Mi mancherai, ma so che ci riabbracceremo.

 

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