Milionari si diventa

I messaggi emotivi e razionali del poster  del SuperEnalotto
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«Gli uomini sono fatti della stessa sostanza dei sogni». (La Tempesta di W. Shakespeare).

 

Il poster pubblicitario del SuperEnalotto Sisal è un festival di colori. Una bella ragazza mostra una schedina, affiancata da frasi-fumetto («Tu ce l’hai l’atollo per gli ospiti?», «Signorina, una schedina!», «Puoi vincere il jackpot più alto d’Italia!») circondate da palme e mari esotici.

In basso a destra, ecco lo slogan: «SuperEnalotto – sognatori si nasce, milionari si diventa». 

 «Chissà se va?», cantava, dagli schermi di mamma-Rai, Raffaella Carrà agli italiani spensierati del sabato sera, incoraggiandoli all’acquisto di un biglietto della Lotteria. Correva l’anno 1971.

 

40 anni dopo, l’Italia è al primo posto nel mondo per spesa pro-capite nel gioco d’azzardo legale. Oltre 30 milioni di cittadini (i minorenni, triplicati in pochi anni, sono 2,8 milioni) spendono 57 miliardi di euro all’anno (più 20 per cento la previsione per il 2011), inseguendo il sogno milionario. Il potere del linguaggio emotivo si tramanda di padre in figlio.

Ma, attenzione. In basso a sinistra, in caratteri lillipuziani, il poster ci trasmette anche un messaggio razionale: «Se non hai 18 anni non puoi giocare». Avviso rafforzato (meglio abbondare con le rassicurazioni, non si sa mai), in alto a destra, dal logo di Aams, Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, che sostiene il «gioco sicuro, legale e responsabile».

 

Un marziano, atterrato casualmente nei pressi del poster Sisal, potrebbe stupirsi del fatto che lo Stato italiano inviti i cittadini a “sognare” con la vendita dei biglietti della lotteria, richiamandoli – contemporaneamente – al “gioco responsabile”.

Tornando al suo lontano pianeta, potrebbe anche chiedersi perché la Rai trasmetta le manifestazioni in difesa della dignità della donna assieme a programmi come L’Isola dei Famosi o La donna della domenica.

 

E, nel suo rapporto sul pianeta Terra, riferirebbe: «Ho visto cose che voi marziani non potete neanche immaginare».

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