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Italia > Società

Milano, allerta Co-mu-ni-tà 2020

di Beatrice Bossi, Davide Torzi

- Fonte: Città Nuova

È il momento di dimostrarci che la comunità di Milano, la nostra città, non è solo vedo-gente-faccio-cose. Non è solo aperitivi ed eventi. Non è solo di chi finge di non vedere il problema, finché – destino non voglia – gli bussa alla porta. Milano non si ferma, ma forse anche sì. Rallenta, si guarda, si riconosce, si ascolta e si aiuta. (Cargo&HighTech). Intervista all’assessore Luca Costamagna a proposito della campagna “Per un buon vicinato”

Ebbene sì, anche nei momenti più difficili esiste la possibilità per ciascuno di fare la propria parte. Anche quando un virus ci costringe a casa, è possibile avere uno sguardo ampio che guarda alla collettività e non solo a noi stessi. In questi giorni impervi è stato rincuorante veder fiorire numerose iniziative di solidarietà, nel concreto delle nostre strade e palazzi e persino sui social.

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Tra queste, la campagna “Per un buon vicinato”, lanciata ormai due settimane fa, vuole spronare ciascuno a prenderci cura del vicino, instaurando reti positive di cooperazione e di solidarietà. Il volantino, ideato da Luca Costamagna, assessore cultura, biblioteche e politiche giovanili, politiche sociali, centri socio ricreativi per anziani, centri di aggregazione giovanile, partecipazione e comunicazione, benessere e felicità del Municipio 3 del Comune di Milano, recita: «In questi giorni difficili non dimentichiamo chi è solo, chi è anziano, chi ha paura: anche i piccoli gesti sono fondamentali! Scrivi qui per metterti a disposizione dei tuoi vicini». Ne abbiamo parlato con Costamagna.

Vorremmo iniziare la nostra chiacchierata chiedendo: cos’è un assessore alla felicità.
Un assessore alla felicità non è altro che un amministratore pubblico che mette in evidenza lo scopo stesso della politica: rendere felici i cittadini. Questo non vuol dire essere presuntuosi o pensare di raggiungere la felicità di ogni persona, ma almeno di felicità pubblica dobbiamo parlare. In Italia e in Europa da anni non si tiene più soltanto in considerazione il Pil come indicatore di benessere, ma anche il BES (benessere equo e sostenibile). E da molti anni nel nostro paese ci sono assessori al “benessere”, ma non dobbiamo avere paura di nominare la felicità: non devono esserci tabù.

Nei giorni scorsi è stato diffuso il volantino “Per un buon vicinato! In questi giorni difficili non dimentichiamo di chi è solo, chi è anziano, chi ha paura”. Come è nata l’idea?
Nei primi giorni di emergenza, ho sentito molte analisi sociologiche, a vario livello, che volevano riflettere sulla qualità delle nostre relazioni, del nostro stare insieme, della nostra capacità di essere comunità. Mi sono detto: va bene, sono considerazioni importanti, ma nel concreto come possiamo rendere “feriale”, quotidiano e pratico tutto questo? Ognuno di noi può fare qualcosa a partire dal proprio condominio. Rispettando poi le misure imposte non possiamo pensare di organizzarci in modo strutturato, ma tutti possiamo essere sentinella nel proprio condominio e domandarci se c’è qualcuno che ha paura e ha bisogno di una chiamata o una chiacchierata sulla porta (a debita distanza!), se c’è qualche anziano che è completamente solo o ha i parenti lontano e ha bisogno di fare la spesa. Ricordo sempre con grande commozione quando il 7 Dicembre di qualche anno fa ho portato la prima diffusa della Scala in una sala di un condominio di periferia. Al termine della serata trascorsa insieme davanti a un grande schermo i partecipanti mi hanno detto: “grazie, perché ci vediamo tutti i giorni ma non ci conosciamo”.

Come è stata accolta questa campagna?
La corsa ai supermercati, fenomeno che si è in larga parte arrestato ma non è scomparso del tutto, ci dice in modo chiaro che rischiamo di preoccuparci “solo” per noi stessi. E’ chiaro che dobbiamo essere preoccupati, ma anche lucidi e consapevoli della situazione. Mentre noi siamo andati a fare la spesa, in queste settimane i servizi offerti dalle reti di carità non hanno cessato la loro attività. Per non dimenticarci degli altri dobbiamo fare uno sforzo comunicativo anzitutto: noi ci sentiamo deboli, fragili ma chi era già debole e fragile prima del coronavirus rischia di esserlo ancora di più in questa situazione perché oggettivamente la sua esistenza è messa in ulteriore difficoltà e perché rischia di essere dimenticato. Fortunatamente, la campagna “Per un buon vicinato!” ha raccolto da subito numerose adesioni, molte persone ci hanno scritto per chiederci i volantini, li abbiamo stampati e molti che non hanno la stampante a casa hanno scritto su un foglio il contenuto di questo appello, rendendosi disponibili. La campagna ha raggiunto moltissime città italiane.

È possibile vivere questi giorni di emergenza come un’occasione per ritrovare una dimensione relazionale?
Certamente è possibile e dobbiamo dirci subito che è necessario. Sarà dura ripartire per tutte le categorie, ma come dicevo non dobbiamo dimenticarci di chi era già prima in una condizione di povertà e solitudine. Un piccolo modo per sentirci “solidali”, oltre all’esercizio del buon vicinato, può essere anche quello della comunicazione: continuiamo a condividere racconti, notizie, informazioni anche con queste persone e tenendo viva la relazione nelle varie forme. Molti dicono che viviamo come in condizioni di guerra. é un paragone forse sproporzionato, ma la situazione non è semplice. In questi giorni sulla nostra pagina Facebook Milano, Municipio 3 stiamo mandando in onda dirette streaming di artisti e persone legate al mondo della cultura, che ogni giorno offrono un momento semplice di cultura per i cittadini. Garantiremo questa possibilità fino al 3 aprile: non perché la situazione non sia grave, ma perché è giusto starci vicino.

Che ruolo avete voi come istituzioni civili e politiche?
Mentre va governata l’emergenza, responsabilità del Governo e delle Regioni, noi amministratori locali più vicini al territorio possiamo dedicarci al legame prossimo con i cittadini. Riconosciamo il grande lavoro inarrestabile del terzo settore, come dei medici e degli operatori sanitari. Siamo in contatto con operatori sociali, reti e associazioni per  mantenere il contatto con chi ha più bisognosi: è prematuro annunciare particolari iniziative, ma è chiaro che ci stiamo già pensando. Essendo i social un importante e immediato mezzo di comunicazione, lo sforzo, soprattutto in questa fase, è di usarli meno e meglio. Per esempio, non è necessario commentare le regole in vigore: ci sono, vanno applicate e fatte applicare, vanno condivise tra i nostri contatti ma non è necessario commentarle e dibatterle.

 

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