Migranti, il silenzio di Sergio Mattarella e il dolore per le vittime

Il capo della Stato ha fatto visita all'ospedale di Crotone, dove sono ricoverati i superstiti del naufragio avvenuto a Steccato di Cutro, e al palasport di Crotone dove è stata allestita la camera ardente per le vittime. Una visita senza dichiarazioni ufficiali, dopo le parole nette espresse nei giorni scorsi
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, rende omaggio alle vittime del naufragio avvenuto al largo delle coste di Steccato di Cutro (foto Quirinale)

Parole e silenzi. Le onde del Mar Ionio continuano ininterrottamente a infrangersi sulla spiaggia di Cutro. Un’immagine che fino a una settimana fa, per gli abitanti di questo comune del litorale crotonese e per qualsiasi calabrese, rappresentava la quotidianità: guardare il mare, respirarne il profumo lasciarsi interpellare da quell’immensità che richiama il mistero, l’ignoto, la disperazione e la speranza. Il mare è “uno di famiglia” per ogni calabrese. Da domenica scorsa, qualcosa è destinato a cambiare in modo irreversibile: il suono energico delle onde mosse dal vento porterà sempre con sé il sottofondo del dolore, della rabbia, della morte. Quel mare che, ancora una volta, avrebbe voluto accogliere e farsi fratello, come è nel Dna della gente di Calabria, cresciuta a “pane ed emigrazione”, abituata a partire e tornare, ad andarsene e a lasciare il cuore nella propria terra.

Dopo una settimana di parole, alcune inutili e vuote altre pericolose e pesanti come pietre, il silenzio domina nella visita del presidente Sergio Mattarella per rendere omaggio alle vittime della tragedia di Steccato di Cutro. Prima all’ospedale di Crotone, con i superstiti, i medici, i familiari e i bambini ricoverati nel reparto di pediatria ai quali ha donato dei giocattoli. Poi allo stadio “PalaMilione” della città pitagorica, dove è stata allestita la camera ardente per le 67 vittime, diventate 68 nel pomeriggio di ieri.

Il Capo dello Stato, in piedi per diversi minuti di fronte ai feretri di bambini, donne e uomini, volto di un’umanità che sta di fronte alla nostra coscienza: l’umanità ferita nella dignità, calpestata nei diritti, privata della libertà. Si ferma anche di fronte alla bara che resterà una delle immagini simbolo di questa tragedia: quella con la sigla “#KR46M0Q”, un bambino che probabilmente non aveva raggiunto il primo anno di vita. Quelle vittime “parlano” anche per chi è morto domenica mattina ed è rimasto nel fondo nel mare, per i migliaia di morti nel Mediterraneo, anche per chi è rimasto nella propria terra dove la vita è ostaggio della miseria, della guerra, della persecuzione. Il silenzio nel “PalaMilione” è rotto dalle urla delle madri che abbracciano le bare, donne che piangono il dolore più grande, il dolore “contronatura”: il dolore delle madri che sopravvivono ai propri figli. Silenzio rotto dalle grida di centinaia di cittadini che accolgono il Capo dello Stato chiedendo verità e giustizia.

Nel silenzio di Sergio Mattarella a Cutro c’è l’umanità e c’è lo Stato. C’è il senso di umanità che stiamo mettendo “tra parentesi”, che non riesce a fermarsi di fronte alla sofferenza e alla morte. Che riempie la disperazione con parole e polemiche. Come troppe ce ne sono state nell’ultima settimana. C’è lo Stato che si assume la propria responsabilità, che si fa carico della disperazione, che non si volta dall’altra parte.

Non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali il Capo dello Stato, che nei giorni precedenti aveva avuto parole chiare sulla tragedia di Steccato di Cutro: serve “un forte impegno della comunità internazionale per rimuovere le cause alla base dei flussi di migranti; guerre, persecuzioni, terrorismo, povertà, territori resi inospitali dal cambiamento climatico” serve che “l’Unione Europea assuma finalmente in concreto la responsabilità di governare il fenomeno migratorio per sottrarlo ai trafficanti di esseri umani, impegnandosi direttamente nelle politiche migratorie, nel sostegno alla cooperazione per lo sviluppo dei paesi da cui i giovani sono costretti ad allontanarsi per mancanza di prospettive.”

Dopo la tragedia di Cutro, il silenzio e la dignità di Mattarella è ciò di cui il nostro Paese ha bisogno. Tra tante parole vuote e consumate, nella fretta di “postare” e dichiarare, la lezione del silenzio. Perché tragedie come quella di Cutro non si ripetano.

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