Migranti morti e nuovi sbarchi

Il ritrovamento di due corpi al largo di Arbatax, in Sardegna, scatena interrogativi sulle nuove rotte delle migrazioni. Intanto, monta la polemica sui nuovi sbarchi, anche se i nuovi arrivati saranno redistribuiti nei vari Paesi europei. Le politiche delle migrazioni tra i temi di punta del nuovo ministro degli Interni, Luciana Lamorgese.

Erano alla deriva da parecchi giorni, i due migranti trovati morti su un’imbarcazione al largo di Arbatax, nel nuorese. I corpi senza vita erano stesi in un piccolo tender, una piccola barca di solito utilizzata per i trasbordi dalle navi di uomini o merci. Un’imbarcazione di passaggio ha dato l’allarme e la guardia costiera di Arbatax è intervenuta subito. I corpi senza vita sono stati trasportati all’obitorio di Lanusei. Sarà eseguita l’autopsia per accertare le cause della morte.

Ci si chiede cosa possa essere accaduto. L’ipotesi più probabile è che i due uomini provenissero da una nave che aveva poi calato in mare la piccola imbarcazione per lo sbarco. Il mare agitato o le correnti potrebbero aver spinto al largo il tender senza lasciare scampo ai due uomini. L’imbarcazione avrebbe continuato a navigare in mare aperto finché non è stata avvistata in modo causale. La barchetta, comunque, si trovava al largo delle coste nord orientali della Sardegna, in una zona che non è mai stata interessata da sbarchi (la rotta Algeria-Sardegna porta in direzione del Sulcis Inglesiente, nella Sardegna sud occidentale). Possibile che il tender abbia navigato a lungo per spingersi così lontano? Improbabile! C’erano altre persone su quel barchino? Difficilmente si cala in mare un’imbarcazione per due sole persone. O potrebbe essere di natura diversa la presenza di quei due migranti? Interrogativi che potrebbero rimanere senza risposta.

Intanto, in Italia, continua a tenere banco la polemica sui migranti. Salvini rincara la dose sui nuovi approdi sulle nostre coste. Qualche giorno fa la Ocean Vicking ha fatto scendere i migranti a Pozzallo. Il pre-accordo di Malta sulla redistribuzione dei migranti in altri paesi europei ha permesso di destinare a Francia e Germania il 72% dei migranti approdati in Italia.

Domenica mattina, sono sbarcati a Taranto gli 88 migranti soccorsi nel Mediterraneo dalla nave Alan Kurdi. La nave della Ong Sea Eye aveva atteso otto giorni in mare, di cui 48 ore in acque territoriali italiane. Anche stavolta, è stato individuato ed assegnato il porto sicuro e decisa la ricollocazione dei migranti: 60 andranno in Francia  e Germania, 5 in Portogallo, 2 in Irlanda, 21 rimarranno in Italia.

Altri 151 migranti sono sbarcati a Pozzallo. Si trovavano a bordo della nave italiana Asso 30. Erano stati recuperati in tre dievrsi salvataggi, negli ultimi due giorni, nel Mediterraneo. Il nuovo ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, smentisce che gli sbarchi siano aumentati. Sono stati finora 9.600 nel 2019 a fronte dei 22.000 del 2018.

Negli ultimi due mesi, c’è stato un lieve incremento. Una crescita, invece, si registra per il fenomeno degli sbarchi autonomi, quelli con i cosidetti “barchini”, che rischiano di creare più vittime. Con i barchini sono arrivate finora 7.500 persone, erano stati 6mila nel 2018.

Con la chiusura dei porti, più persone si mettono in mare con piccole imbarcazioni, cercando di raggiungere autonomamente le coste. È un fenomeno nuovo e in crescita. Se prima si sperava di essere intercettati da una nave delle ONG per raggiungere l’Italia, ora, dopo la stretta del nuovo decreto sicurezza voluto da Salvini, la situazione è mutata: si tenta di raggiungere autonomamente le coste italiane. Con maggiori rischi.

Sono fortemente aumentati i rimpatri. Sono arrivati 379 tunisini e 243 sono stati espulsi e riportati nel loro paese. La percentuale di rimpatrio è del 60 per cento.

Il nuovo governo sta gestendo la questione in modo diverso, ma la legge è immutata. Ad oggi, vige ancora il regolamento di Dublino. Esso prevede che le responsabilità per il primo sbarco (e quindi per le procedure successive siano esse di asilo politico, di protezione umanitaria o di espulsione) siano affidate proprio al paese in cui gli immigrati sono arrivati, sia per via mare che per via terra. È in vigore nel 1997, ma nel 2003 è stato ratificato il regolamento «Dublino II», che ha dato un nuovo assetto complessivo, inserendolo nel quadro degli accordi dell’Unione Europea. Fu ratificato dal governo di centrodestra, presieduto da Silvio Berlusconi. L’accordo venne poi rivisto, per alcuni aspetti, nel 2013, con il «Dublino III»  (governo Letta). Oggi l’Italia vuole rivedere tali accordi ed in quella direzione si sta lavorando. Ad esso, comunque, sono collegate anche delle provvidenze economiche ed assetti complessivi di tipo diverso, ma anche i meccanismi dei rimpatri volontari. Si tratta di fenomeni complessi, la cui soluzione passa attraverso una serie di variabili che si intersecano. Che interessano il ruolo dei singoli stati, ma anche dell’Unione europea e delle Nazioni Unite.

Nella percezione comune, invece, gli sbarchi sono ricominciato. «Hanno riaperto i porti e gli sbarchi sono ripresi». È un commento laconico, ma duro, ascoltato qualche giorno fa in una città siciliana, in provincia di Ragusa, poco dopo l’approdo della Ocean Vicking al porto di Pozzallo. Parole pronunciate non per caso, ma frutto di un convincimento preciso che raggiunge l’uomo della strada. Che non tiene conto dei numeri reali di un fenomeno complesso che, se fosse guardato con oggettività, racconterebbe una storia diversa. Invece, si creano malumori, si rinfocolano fenomeni di intolleranza.

Una nuova politica delle migrazioni dovrà tener conto di una serie di elementi, complessi e che coesistono. Accoglienza e chiusura dei porti, responsabilità del paese di approdo e redistribuzione dei migranti, fondi a disposizione dei paesi che si fanno carico dell’accoglienza, responsabilità dell’Unione Europea e dell’Onu, non sono variabili indipendenti. Sono parte di un problema complessivo su cui si gioca il futuro dell’Europa. E non solo.

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