Migliaia di migranti sbarcano in Sicilia

Dagli arrivi al porto di Pozzallo alle proteste al discusso Cara di Mineo. Una situazione esplosiva che non ferma il lavoro di accoglienza e cura nell’Isola  
porto di Pozzallo foto Francesca Cabibbo

È morto poche ore dopo la nascita. Non ha mai conosciuto la terraferma: è nato in un barcone, in mezzo al mare. È morto a bordo della nave militare “Foscari” che ieri aveva intercettato il natante ed aveva tratto in salvo i 673 migranti, provenienti dalle coste della Libia.

La nave Foscari è arrivata questa mattina, poco dopo le 8, al porto di Pozzallo. Le operazioni di sbarco hanno ripercorso un canovaccio ormai noto. Gli uomini della Polizia, il personale sanitario e della Protezione civile sono ad attenderli sulla banchina, insieme alle Agenzie europee (Frontex ed Easo) e alle Ong: le operazioni di soccorso seguono un metodo ormai collaudato.

In poche ore i migranti vengono trasferiti nella struttura coperta dell’Hot Spot di Pozzallo, situata poco distante dal porto. Qui, i migranti rimarranno pochissimo: due o tre giorni i tempi previsti per il loro trasferimento in altre strutture in varie regioni italiane. Chi arriva viene visitato dai medici, si prestano, se necessario, le prime cure. Poi ogni migrante riceve un kit per lavarsi e per vestirsi.

Stavolta, insieme ai migranti (188 donne e 485 uomini, tra cui 102 minori), c’è anche il bimbo morto in mezzo al mare. Era in condizione ormai disperate quando è stato tratto in salvo ieri dagli uomini della “Foscari”: è morto poco dopo. Il parto era avvenuto sul barcone. Forse il bimbo ha avuto problemi respiratori che, in quelle condizioni, non era possibile affrontare.

Negli ultimi giorni sono arrivati in Sicilia circa 3 mila migranti. Molti sono arrivati anche a Palermo, Catania, Augusta, Messina. Quasi tutti lasciano la Sicilia. Il programma dei trasferimenti viene messo a punto dalla Prefettura e coordinato a livello nazionale

Altri 673 migranti arrivano con un barcone. Sono 188 donne e 485 uomini. 102 tra questi sono minori: alcuni non accompagnati. Provengono da vari Paesi africani. Tutti hanno fatto rotta dalla Libia, le cui coste, da mesi, fanno da collettore per le ondate di disperati che si dirigono verso il nostro Paese.

Ben 267 erano arrivati sempre a Pozzallo due giorni fa. La polizia aveva individuato subito i tre scafisti. I migranti sono già stati trasferiti. La maggior parte hanno raggiunto i centri di Emilia Romagna e Veneto. Alcuni sono andati in Toscana. A Pozzallo, nel 2017, ci sono stati 20 sbarchi, con 3.391 approdi.

«Qui i migranti rimangono solo poche ore, al massimo 72 ore – spiega Emilia Pluichinotta, la responsabile dell’hot spot – vengono rifocillati, vengono visitati dai medici, si prestano le prime cure. Se necessario, si predispone anche un ricovero ospedaliero». Emilia Pluchinotta è un’ispettore della Polizia locale. È stata nominata nel febbraio 2017, dal prefetto Maria Carmela Librizzi, su indicazione del sindaco del tempo, Luigi Ammatuna.

Dalle coste all’entroterra, dove si trova il Cara di Mineo: una mega struttura che accoglie quasi 3 mila migranti. E’ un vero e proprio villaggio, costruito per gli alloggi del personale Nato in Sicilia. Da anni ospita i migranti.

Al suo interno un microcosmo che rischia di scoppiare. Più volte, si è chiesto di chiudere questo centro. Lo chiede anche la Lega di Salvini. Ieri mattina, centinaia di migranti sono usciti dal centro ed hanno protestato vivacemente, bloccando la strada statale Gela – Catania. Lamentano le condizioni di vita all’interno del centro. Le nuove regole decise di recente impedirebbero ai migranti di cucinare nelle loro casette: si dovrebbero consumare solo i pasti preparati dalla mensa. Qualcuno di loro ha portato con sè uno dei pasti, ancora sigillato nel piatto di plastica. “Possiamo mangiare questo? Possiamo darlo ai nostri figli”. I divieti riguarderebbero anche il piccolo mercato sorto all’interno del campo. Chiedono di avere i pocket money e di poterli utilizzare, anziché ricevere le sigarette. Chiedono tempi più brevi per i permessi di soggiorno e per le pratiche espletate dalla commissione che esamina le loro richieste. Alcuni vivono all’interno del campo da due o tre anni. Non vogliono più attendere.

La protesta è pacifica, ma vivace e dai toni forti. I migranti bloccano un’arteria a forte traffico ed i disagi sono stati evidenti. Si taglia in due un pezzo della Sicilia. La protesta è durata pochissimo. Poi la Polizia ha sgomberato ed i migranti sono tornati a casa. Ma è un campanello d’allarme, la punta di un iceberg. Il Cara di Mineo è da tempo nell’occhio del ciclone. Vi sono delle inchieste giudiziarie aperte. Gli esiti sono ancora incerti. Così come il destino di questi migranti che all’interno del “Residence degli Aranci” non vogliono più rimanere.

 

 

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