Mi taglio lo stipendio ma non licenzio

La scelta di Ornella Seca: meno guadagno per tutelare personale e clienti e aiutare chi è nel bisogno.
Ornella Seca con alcune collaboratrici

Il pranzo al ristorante è stata l'ultima cosa a cui Ornella Seca ha rinunciato. Bisogna fare attenzione al budget e, se qualcuno preferisce licenziare al primo segno di crisi, c’è anche chi, come questa imprenditrice, è disposto a portarsi un pasto da casa pur di promuovere i valori in cui crede.
Siamo in una cittadina del Centro Italia. Ornella, dopo aver percorso tutti i gradini del mondo assicurativo – da impiegata a consulente, da collaboratrice ad agente – è arrivata a gestire cinque uffici di un'agenzia di assicurazioni e 4.700 clienti, dando lavoro a sei dipendenti e sette collaboratori. Una grande famiglia aperta anche a chi è nel bisogno: una scelta nata nel 2002 con l’adesione all’Economia di Comunione (EdC).

«La mia – afferma Seca – è una professione che solitamente viene tramandata da padre in figlio. Io non ho avuto un padre agente alla spalle, ma sono sempre stata certa di avere un “socio nascosto” – così Chiara Lubich aveva chiamato Dio-Provvidenza che interviene nella nostra vita, e quindi anche nella gestione dell’azienda – che non mi avrebbe fatto mancare il suo sostegno». E così è stato. A ogni difficoltà – aumento dei costi, diminuzione dei clienti, difficoltà di finanziamento – puntuale è arrivata un’opportunità per pareggiare i bilanci e continuare a versare un terzo delle entrate ai bisognosi. «Una scelta – spiega Ornella – rispettata anche quando la contrazione degli utili poteva giustificare un ripensamento».
Non solo. Condividendo le sue esperienze, è riuscita a trasmettere i valori dell’EdC e la cultura del dare ad altri colleghi. Una missione impossibile? Ebbene, no. «Solitamente – afferma Ornella – l'interesse nasce dopo aver scoperto che l'Economia di Comunione non è filantropia, ma una possibilità per distribuire i redditi in maniera più giusta».

Ora l’obiettivo è la promozione di una “assicurazione di comunione”; come l’ha definita l’economista Luigino Bruni. «È un’idea – spiega – che sta prendendo forma nell’incubatore del Polo Lionello, ad Incisa Val d’Arno. Siamo persone di varie discipline che hanno scelto un approccio originale al mondo delle assicurazioni, partendo dalla riscoperta del suo senso originale: la mutualità. È nato qualcosa di nuovo, ora cerchiamo la forma per presentarlo sul mercato».

Sono tipi in gamba, questi imprenditori. Forti delle proprie idee, vogliono trovare una strada per farle conoscere. È nata così l’Associazione di imprenditori italiani per un’Economia di Comunione (vedi articolo alle pagg. 34-35). «L’Aipec – afferma Ornella, che ne è uno dei soci fondatori – era ciò che mancava: dopo gli approfondimenti degli economisti e le tesi di laurea degli studenti, serviva uno strumento per ottenere maggiore visibilità».

Ma cosa spinge un imprenditore a scegliere l’EdC? «La prima cosa – spiega Seca – è la “coerenza”. L’EdC è stata la risposta di Chiara Lubich alla povertà che aveva visto nelle favelas di San Paolo e io voglio fare quanto posso per custodire chi lavora con me. Perché pensare ai poveri? Perché i rapporti sociali devono essere veri, giusti. Quello che voglio per me, perché non dovrei volerlo anche per gli altri? La comunione tra imprenditori, la condivisione a tutto tondo che nasce da questo modo di fare, può essere la risposta per aiutare anche il nostro Paese, tanto tartassato in questo periodo».

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