In questi giorni, una giuria della California ha emesso una sentenza senza precedenti: Meta, soprattutto per il suo social fotografico Instagram, e Google, per i filmati di YouTube, sono state riconosciute responsabili di aver progettato algoritmi finalizzati a creare dipendenza patologica nei minori, e non solo. Il caso, sollevato da una giovane utente colpita da depressione fin dall’infanzia, ha stabilito che le aziende hanno agito con negligenza, ignorando i rischi per la salute mentale dei piccoli utilizzatori dei loro social in favore del puro profitto.
Parallelamente, nello stato del New Mexico, Meta è stata condannata a pagare 375 milioni di dollari di ammenda e risarcimento da un’altra giuria, che ha stabilito che l’azienda ha ingannato il pubblico sulla sicurezza delle sue piattaforme, facilitando involontariamente lo sfruttamento dei minori e non implementando barriere efficaci contro i predatori online.
Nello stesso tempo, anche l’Unione europea ha inasprito il tiro, utilizzando il suo Digital Markets Act (DMA): così, nel settembre 2025, Google ha ricevuto una multa record di 2,95 miliardi di euro dalla Commissione europea per pratiche abusive nel settore dell’advertising online, della pubblicità sui suoi siti social. Da parte sua, Meta è stata sanzionata per circa 800 milioni di euro per abuso di posizione dominante e per il controverso modello pay or consent, giudicato non trasparente nel garantire una reale scelta sulla privacy agli utenti. E in Italia, l’antitrust ha recentemente imposto a Meta misure cautelari per impedire l’esclusione di assistenti IA concorrenti da WhatsApp, segnando un nuovo fronte nella regolamentazione dell’Intelligenza artificiale.

Nella combo, i loghi di Youtube e Instagram, social media rispettivamente di proprietà di Google e Meta, aziende ritenute responsabili da una giuria di Los Angeles della dipendenza dai social media tra i giovani. 25 marzo 2026. Credit: ANSA.
Così qualche questione giudiziaria, che evidenzia come i sempre più frequenti atti di cronaca provocati da giovani e giovanissimi sotto l’effetto − narcotico o depressivo o istigatore – dei social siano ormai diventati una questione basilare per il futuro dello stesso pianeta, tanto più sapendo che Meta ha nel suo portafoglio tre miliardi di utenti dei social, più di un terzo della popolazione del pianeta, e Google avvicina addirittura i 5 miliardi, più per i servizi che per i social, cioè un umano su due in qualche modo usa i programmi della società di Cupertino.
La potenza di fuoco delle aziende del digitale – qualche osservatore teme che la guerra in Iran, con le sue scelte economicamente disastrose, faccia scoppiare la “bolla finanziaria” dell’IA, su cui vengono investiti centinaia e migliaia di miliardi di dollari – è una questione ormai ineludibile, visto che alcune società hanno ormai budget superiori a quelli di grandi Stati e determinano il buono o il cattivo tempo nel mondo digitale, operando scelte contrarie alle basi dell’etica, volte a promuovere un business in cui l’imperativo del guadagno a tutti i costi calpesta i diritti dell’uomo, e dell’infanzia soprattutto, creando un mondo polarizzato che crede alle fandonie di personaggi di potere improbabili, e che provoca indelebili turbe psichiche e psicologiche nelle generazioni più giovani. Guarda caso, i figli di Mark Zuckerberg e Bill Gates hanno ricevuto dai padri il divieto di usare senza limiti i social prima della loro maggiore età.
Ormai la coscienza collettiva è consapevole di questi pericoli. La novità è che questo gigantesco sistema di condizionamento delle coscienze comincia ad essere attaccato con proteste e azioni che salgono dal basso, fenomeni bottom up (dal basso verso l’alto, ndr) come dicono i sociologi. La condanna di Meta per aver condizionato KGM, Kaley, come la chiamano i suoi difensori, ragazza di Chico, in California, ora ventenne, depressa sin dall’infanzia per un uso smodato dei social, rischia di fare proseliti: in fila ci sono almeno 2.325 denunce “consolidate” in un unico grande procedimento federale chiamato MDL 3047. Sapendo che Kaley ha ricevuto circa 6 milioni di dollari di risarcimento, se i 2.325 vincessero il processo, meta e Google si troverebbero a dover pagare 14 miliardi di dollari. O giù di lì. E sappiamo che se qualcuno apre una pista, molti di più sono coloro chi si accodano. E allora c’è da attendersi, a breve termine, una serie di modifiche ai social più noti. Sostanziali o di maquillage? La domanda è lecita.
