Mentre s’avvicina Natle

In un paesino alle pendici dei monti del bel riposo (da sempre infatti le montagne sovrastanti erano chiamate La bella dormiente), in una terra ove gli antichi coltivavano la canapa, viveva una famigliola composta da mamma, papa e tre bambini; la più grande, di nome Aurora, aveva 10 anni, e la sua sorellina Smeralda ne campiva 8; Leandro, il più piccolo della nidiata, aveva 5 anni ed era assai birichino. Mamma Jolanda aveva una folta capigliatura dai biondi capelli boccoluti, due occhioni azzurri azzurri ed uno sguardo dolce dolce, proprio come quello delle principesse delle fiabe. Papà Gherardo era un omone alto alto con un torace grosso grosso, appena sufficiente per contenere il suo cuore grande grande, sempre pronto ad andare in aiuto di chi era nel bisogno ed a ricominciare qualora qualcosa non fosse andato nel giusto verso. La loro casa era antica, e come tutte le vecchie case aveva una grande cucina ed un bellissimo bagno accogliente, per far sì che gli ospiti fossero sempre a loro agio; sul retro poi, nella fresca cantina, riposavano vini e verdure prelibate e più sopra vi era un grande salone in cui in disordine sparso dialogavano fra loro mille giochi per tutte le età. Le camere da letto erano al secondo piano, pronte ad ospitare chiunque, passando di lì, fosse nel bisogno. La loro vita era un po’ come tante: un po’ di corsa, tra ufficio, per lui, ospedale, per lei, scuola, piscina, palestra e catechismo per i figli; ogni tanto partivano per un lungo viaggio con il loro fuoristrada di seconda mano e… puntualmente tornavano in treno poiché la macchina regolarmente si rompeva, lasciandoli a piedi in terre lontane. I figli erano, come tanti, amanti di giochi e di risate e alle volte in discordia tra mici per cose infantili. Avevano però in cuor loro, già fatto una scelta d’amore: dedicarsi un po’ di più agli altri; e per questo ogni tanto partivano, con l’affanno dei loro genitori, per recarsi in luoghi lintani a incontrare gli amici, e con loro parlare di pace, di amore concreto e di gioia. Erano trascorsi ormai 5 anni dall’ultimo parto e nel cuore di lei emergeva ogni tanto, un qual senso di nostalgia, nostalgia di vagiti e di pianti infantili, di pannoloni e di rigurgiti, di notti insonni e di ninne nan- ne e pensava in cuor suo che fossero ormai trascorsi i bei tempi in cui poter stringere fra le braccia un piccolo bimbo, un fagottino. La famiglia peraltro era così armoniosa e felice che ognuno sentiva il desiderio di condividere la sua gioia con qualcun altro tanto che, venuti a conoscenza di una giovincella in cerca di casa per il periodo scolastico, decisero di buon grado di ospitarla per l’anno in corso. Ormai da alcune settimane, con grande gioia dei tre bimbi, Ametista era entrata a far parte della famiglia e spesso si intratteneva con Aurora, Smeralda e Leandro ad insegnare loro canzoni, preghiere e nuove filastrocche. C’erano state tuttavia delle avvisaglie che qualcosa di nuovo era nell’aria: ad un certo punto infatti era loro piovuta dal cielo una grande macchina da otto posti (per sostituire quella vecchia di Jolanda, ma ancora funzionante) e tutti quanti si interrogavano sul significato di quel dono così capiente; una prima risposta la avevano avuta quando si era presentata loro una giovane mamma, in cerca di un automobile a lei indispensabile per poter lavorare e mantenere la sua piccola bimba; mamma Jolanda e papà Gherardo in quella occasione non avevano avuto alcun dubbio, e la vecchia, ma funzionante Renault… era partita dalla loro casa carica di giocattoli e di vestiti per quella bimba e per altri bambini poveri. Contemporaneamente a pochi chilometri di distanza, in un paese vicino, una mamma, proveniente da una terra lontana, dove tutti gli uomini hanno gli occhi a mandorla, andava in cielo dopo aver dato la vita ad una piccola bimba di nome Serena. Il papà, anche lui con gli occhi a mandorla, lavorava durante giorno e notte per mantenere la sua famigliola composta fra l’altro anche da un’altra bambina che camminava appena. Che brutto Natale lo attendeva!… Solo, in una terra straniera, mentre la piccola Serena giaceva in una culla d’ospedale, senza che alcuno potesse tenerla tra le braccia. Ma, come dicevamo, il Natale era ormai alle porte e tutto intorno fervevano i preparativi per la festa. Si riunirono allora i capi della contea per decidere il da farsi ed incaricarono alcune donne sagge di trovare delle soluzioni. E pensa e ripensa, ecco un’idea: Perché non cerchiamo una famiglia che accolga Serena come una figlia, almeno fino a quando il suo papà non sarà in grado di provvedere a lei?. Bene! – risposero in coro le altre donne sagge -. Ma, dove la troviamo in questi giorni? Ricordiamoci che è quasi Natale e ognuno ha tante cose da fare!. A questo punto, cari lettori, sapete che cosa hanno fatto quelle donne? Sono andate alla ricerca di quella famigliola che abitava alle pendici dei monti del bel riposo e hanno chiesto a mamma Jolanda e papà Gherardo se erano contenti di allargare ancora una volta la loro famiglia, la loro casa e soprattutto il loro cuore. Quel giorno ci fu una rapida riunione di famiglia e quale pensate sia stata la loro risposta? Non ve la dico: sappiate solo che la sera del 23 dicembre una donna bionda con gli occhi azzurri e un uomo alto e possente sono stati visti varcare la soglia dell’ospedale con una cesta ed una borsa per neonati e ne sono usciti con un frugolino di 4 chili con gli occhi a mandorla, pronti a ricominciare con le pappe e i pannolini fiduciosi nella vita, nell’uomo e nel miracolo che ogni anno il Natale ripete. Il seguito, se vorrete, ve lo faremo sapere…

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