Mentre le auto sfrecciavano

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Mi recavo al lavoro e, come tutte le mattine, prima di immettermi nell’autostrada, mi trovavo a percorrere una galleria. Proprio a metà del tunnel, che è piuttosto lungo, ho scorto i lampeggianti di una macchina ferma. Per un soffio sono riuscito a scansarla. C’erano un giovanotto ed una ragazza. Lui cercava di spingere il veicolo in leggera salita. Chissà cosa è successo – ho pensato -. Mah, ormai sono passato, sono oltre, non serve più fermarsi . Poi, per rassicurarmi: Avranno il telefonino, chiameranno qualcuno… No, in galleria il cellulare non prende, non c’è campo. Del resto, io, cosa posso fare, ormai? Beh, posso sempre dire una preghiera, che si fermi qualcuno. Quella macchina lasciata dietro di me non mi dava pace: Lo sai che in galleria, per giunta in semicurva, a cento all’ora, non si può fermare nessuno davanti a un’auto in panne?. Ma poi, dopo… Sì, e chi vuoi che si prenda la briga di uscire dalla galleria, girare verso l’autostrada, uscire a Sanremo, rientrare in galleria e fermarsi per dar loro una mano, se non lo fai tu?. Allora, dopo tutti questi giri, mi sono fermato dietro i due sfortunati. Che è successo?. Siamo rimasti senza benzina. Leva il freno e metti in folle, che vi spingo con la mia. Fuori, è poi tutto in discesa, fino al benzinaio. E via, in trenino lampeggiante, a 20 chilometri all’ora, mentre gli altri automobilisti sfrecciavano e strombazzavano. Una volta usciti fuori, alla luce del sole: Ciao. Ciao e grazie. Così, senza fermarci. Con soli quindici minuti di ritardo… Altro episodio. Tempo fa, mia moglie ed io siamo andati a visitare la comunità e il monastero di Bose. Al ritorno, di notte, eravamo da poco usciti dal casello di Fossano quando, dietro una curva in discesa, abbiamo notato una macchina ferma con le quattro frecce accese. Dopo averla sorpassata, ci siamo fermati. Cosa succede? Serve aiuto?. Custa porca l’è fermase, sai nen l’perché e ades part pj nen (questa… qui si è fermata, non so perché, e ora non parte). Posso guardare, provare?. Ca preuva pura, magari la faseise parti (faccia pure, magari le riuscisse di metterla in moto). Prova e riprova, niente. Come se non arrivasse la benzina. Ma nel quadro c’era una lucetta maligna… Mah… benzina ce n’è?. E giacche, l’ei fait ìl pien stamatin (sicuro, ho fatto il pieno stamattina). Sa, facciamo così: lei tolga il freno a mano e la marcia, ed io la spingo con la mia macchina. Se peul’? (si può?). Se si va piano, sì. Sono tornato indietro con la mia, ho messo le quattro frecce e spinto la sua a venti all’ora,mentre le altre macchine ci sfrecciavano troppo vicine. Era buio, non vedevo niente se non l’auto davanti a me e la doppia striscia continua che lentamente sfilava al mio fianco. Salite e discese, un ponte, un boschetto. Dopo cinque chilometri, finalmente, su in alto, le luci di Fossano. L’ho lasciato in un cortile, tra le prime case. Ades telefun a meu fieul ca viena a pieme. Am prestà ‘l telefunin? (ora chiamo mio figlio, che venga a prendermi. Può prestarmi il suo cellulare?). E, infine: Peus paghè quejcos? ‘N cafè? ‘Na sina? (posso offrire qualcosa? Un caffè? Una cena? Ma no, lasci perdere, è un piacere, un aiuto. Sa, ma lase alura ‘l so indirisi (mi lasci allora il suo indirizzo). Ma no, non è il caso, perché?. Ha tanto insistito, che alla fine gli abbiamo dato il nostro recapito. Poi siamo tornati a casa e non ci abbiamo pensato più. Ma, pochi giorni fa, prima di Natale, chi ha bussato alla nostra porta? Proprio lui, il nostro sconosciuto viandante, con due bune bute (bottiglie di buon vino). Forse perché è successo per ben due volte, sull’autostrada, oggi quella parabola del samaritano mi risuona dentro così: Scendeva da Sanremo verso Arma di Taggia un’auto, e sull’auto un ragazzo e la sua ragazza. Ma, a metà della lunga galleria, l’auto si bloccò per mancanza di benzina. Le macchine sfrecciavano, quasi incuranti, ed anche un po’ arrabbiate per quei due sfortunati che ingombravano la strada. Una, che passava anchelei di lì, si fermò.

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