Memorie di un’infamia

Lydia Cacho - Fandango libri
La copertina del libro

Una telecamera inquadra due bambine. Sono piccole, terrorizzate. Davanti a loro, nudo dalla cintola in giù, un uomo sta per abusare di loro, registrando il video delle violenze, per immetterlo nel circuito internazionale della pedofilia. Parla anche di questi orrori la biografia della Cacho, attivista per i diritti delle donne, scrittrice e giornalista, sequestrata e torturata “per legge” nel suo Paese, il Messico, dopo aver denunciato pubblicamente alcuni pedofili e la rete di amici altolocati che garantisce loro protezione e impunità.
Schierata in prima persona dal lato delle vittime, dotata di coraggio e intuito, Cacho ha la fortuna di essere sostenuta da una rete di amici e organizzazioni contro la violenza sulle donne. Certo, in alcuni passaggi ci vuole uno stomaco forte per leggere di bambine e bambini di quattro, cinque anni, venduti al miglior offerente, ma nonostante alcune ripetizioni (soprattutto nelle introduzioni e nella prefazione), una traduzione che ha scelto di conservare alcune parole in spagnolo (una scelta di colore che rende meno scorrevole il testo) e una parte finale che si appesantisce, il libro merita di essere letto con attenzione, per informarsi su un fenomeno diffuso ma ancora poco conosciuto e contribuire, ognuno nel proprio piccolo, a smantellare una rete internazionale che sfrutta sessualmente donne e bambini. Come scrive in una nota la Fandango, «alcuni libri sono strumenti di lotta per un mondo migliore». Memorie di un’infamia è uno di questi.

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