Mediterranea

Quando una coreografia, creata sui corpi di un gruppo di ballerini, che ha conosciuto il successo internazionale, e saputo conservare la freschezza e la forza originaria della sua composizione, viene trasmessa ad altri che ne ereditano la grammatica gestuale e l’anima, allora si può parlare di capolavoro. Mediterranea è questo; e Mauro Bigonzetti, talento attivissimo e richiesto anche all’estero, è il suo creatore. Nata nel ’93 per il Balletto di Toscana, la coreografia è passata ora al Corpo di ballo del Teatro San Carlo di Napoli. Da lodare in blocco, per lo slancio espressivo, la grinta e la tecnica. Sulla base accademica Bigonzetti elabora una gestualità astratta e solare, veloce e fantasiosa, che evoca, non descri M Me ed di it te er rr ra an ne ea a Luciano Romano vendo, suggestioni attinte dal patrimonio dei popoli bagnati dal Mare Nostrum: mare dalla forte valenza simbolica che permette l’incontro e il confronto tra culture diverse, ma attratte l’una dall’altra. Per evocare la vivacità e la ricchezza di tante eredità comuni stratificate, Bigonzetti si serve di un mix musicale di varie tradizioni mediterranee. Tra schegge di un puzzle di processioni, di cerchi rituali, di vite errabonde e in fuga, di passioni e atmosfere incantate, viene a costruirsi un saldo discorso gestuale di spigoli e diagonali tracciati sulla scena con forza e virtuosismo atletico dai danzatori che arrivano a flettere i movimenti all’estremo per suscitare inedite immagini. Sono sequenze in continua dialettica, con duetti nel gruppo e fuori di esso. Si attraversa la scena volandovi come per folate ventose, risucchiati come da onde marine, oppure tagliandola come lama affilata con delle prese vertiginose dei danzatori fra aria e terra. Il richiamo di quest’ultima, con la sua violenza e durezza, ha le sembianze di due uomini i due mondi diversi e contrastanti : si combattono, si confrontano, si attraggono, nell’incessante ricerca di un’osmosi. Immersa in tagli di luci calde, rosse e brune, infine bianche, Mediterranea si chiude sul Kyrie di Pierluigi da Palestrina in un grande abbraccio che unisce sponde, popoli e anime.

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