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In profondità > Eventi

Marcia per la pace degli studenti a Pompei

di Loreta Somma

- Fonte: Città Nuova

Il racconto di una giornata dedicata alla pace con la marcia organizzata dal Centro Educativo Bartolo Longo a cui hanno partecipato migliaia di bambini e ragazzi

Mentre in Medio Oriente soffiano venti di guerra, nella “martoriata Ucraina” si continua a morire e in tanti altri luoghi della Terra imperversa “la terza guerra mondiale a pezzi”, a Pompei si marcia, si canta e si riflette per la Pace. Si è svolta venerdì 19 aprile la XXVI edizione la Marcia per la Pace degli Studenti organizzata dal Centro Educativo Bartolo Longo. Migliaia di giovani e ragazzi hanno attraversato la città mariana, in un lungo cordone inneggiante alla Pace, per gridare il loro desiderio di un mondo senza conflitti.

Il corteo si è concluso sul sagrato della Basilica, dove ad accoglierli c’era l’arcivescovo di Pompei, monsignor Tommaso Caputo, che ha detto loro: «Oggi sarete voi i nostri insegnanti! Sarete voi a salire in cattedra e a dire a noi, oggi vostri alunni, che la guerra è una pazzia! Questa notte è giunta la notizia che ci sono stati altri attacchi in Iran. Voi siete qui oggi a festeggiare, cantare, ballare, come è giusto che sia, ma immaginate che in questo stesso momento tanti bambini e ragazzi come voi non possono fare altrettanto perché vittime di questi attacchi, vivendo in territori attualmente coinvolti in conflitti e guerre. Dunque, la guerra è una pazzia! Siate sempre costruttori di pace!».

Subito dopo, il saluto dell’assessore Vincenzo Mazzetti, in rappresentanza dell’amministrazione comunale, che ha ricordato quando, da bambini e da ragazzi, «anche noi adulti di oggi avevamo pensieri e ideali diversi. Vedere voi oggi qui ci ricorda quei tempi di spensieratezza». Infine, ribadendo che la guerra non è “nulla di buono”, li ha invitati a far sentire forte il loro grido di pace!

Gli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado hanno preso la parola per esprimere le proprie riflessioni sull’attualità. «La pace non è solo quiete esteriore – ha detto Antonio, studente di terza superiore –, ma anche equilibrio interiore, armonia che si dipinge con pennellate di comprensione e rispetto reciproco. Tra le discordie del presente, coltiviamo la speranza di un domani in cui il cuore umano possa vibrare all’unisono, creando melodia di pace che risuoni attraverso le generazioni».

La marcia è stata animata dalla Fanfara dei Carabinieri, dai gruppi folk “Trombonieri di Cava de’ Tirreni” e “del Cilento”, dal complesso bandistico “Bartolo Longo-Città di Pompei”, dalle bande “Mosè Mascolo” di Sant’Antonio Abate e “Nato-Usa” e da gruppi di majorettes dei comuni di provenienza delle scuole partecipanti.

C’è stato, poi, il tradizionale volo delle colombe, il lancio dei petali dal campanile e l’apposizione della corona di rose sulla statua della Madonna, posta in cima alla facciata e dedicata, dal fondatore di Pompei, il beato Bartolo Longo, proprio alla pace universale. Realizzato dai Vigili del Fuoco, questo gesto, più eloquente di mille parole, è stato un ulteriore invito per tutti ad essere, ogni giorno, costruttori di pace.

L’iniziativa, nata negli anni ’90 grazie all’intuizione del vulcanico fratel Filippo Rizzo, dei fratelli delle Scuole Cristiane di San Giovanni Battista de La Salle, raccoglie nella città nata attorno al Santuario mariano fondato dal beato Bartolo Longo, migliaia di studenti delle scuole di ogni ordine e grado, provenienti da Pompei e dalle città vicine. In preparazione all’evento, durante tutto l’anno scolastico, i ragazzi riflettono sulla pace, leggono, fanno ricerche, discutono assieme, preparano slogan, cartelloni e, soprattutto, sono invitati a impegnarsi personalmente per creare la pace ogni giorno, a scuola, a casa, in parrocchia, nello sport, nel tempo libero.

Pompei è città della pace, non solo per la facciata del santuario e per il continuo elevarsi di preghiere, ma perché da oltre 130 anni, nelle opere sociali fondate da Bartolo Longo e continuamente aggiornate per poter rispondere alle esigenze della società, vengono accolti minori, ragazze madri, donne e mamme in difficoltà, anziani, poveri, persone con disabilità, migranti, ecc. Ogni giorno, quindi, uomini e donne, sacerdoti, religiose, religiosi, laici, famiglie si impegnano in prima persona per dare una nuova opportunità agli ultimi e agli emarginati e costruire, così, un mondo più giusto.

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