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Italia > Il biglietto del mattino

Marcia indietro, appena un po’

di Michele Zanzucchi

- Fonte: Città Nuova

Michele Zanzucchi, autore di Città Nuova

Weekend di elezioni, in Italia e in Francia, e meditando sul voto britannico. C’è una tendenza di ritorno ai “valori tradizionali” non populisti?

Elezioni comunali

La lettura dei dati elettorali in Europa sembra spingere verso un ritorno ai “valori tradizionali”, cioè verso un centro attorno al quale si coagulerebbero di nuovo, da destra e da sinistra, coloro che non vogliono avventure in campo sconosciuto. È questa la tesi di alcuni osservatori, Stefano Folli in testa. Le cose corrispondono alla tesi di un riflusso dal populismo verso la tradizionale competizione destra-sinistra? Sì e no.

Sì. In Francia, perché la vittoria schiacciante, forse troppo schiacciante, di Macron, vero salvatore dell’orgoglio repubblicano francese, è sì un rifiuto dei partiti tradizionali, dai gaullisti ai socialisti annichiliti dal voto già al primo turno, ma per traghettarsi verso un candidato che appare più che mai rassicurante sui valori tradizionali della tradizione dell’esagono: molta libertà, un po’ più d’uguaglianza, e mettiamoci pure un pizzico di fraternità.

Sì. In Gran Bretagna, perché la cocente sconfitta di Theresa May, che sta perdendo pezzi e che può governare solo con un risicatissimo margine di due deputati dell’Irlanda del Nord, è una sconfessione non solo della sua saccenteria e della sua sicumera, ma soprattutto del suo progetto di Brexit dura. Si trona al progetto di un’Europa più malleabile, ma comunque vicina e non nemica.

Sì. In Italia, perché a livello nazionale la sconfitta per i ballottaggi del Movimento 5 Stelle dopo l’inusuale e un po’ avventata manovra di avvicinamento per la legge elettorale con Pd, Fi e Lega (e dopo le incertezza della Raggi e l’incidente dei 1500 feriti della Appendino) ha sconcertato la sua base, dimostrando la volatilità di un elettorato non ancora stabilizzato. Meglio valori certi, centrodestra e centrosinistra.

Ma ci sono anche ragioni che invitano ad essere prudenti su un eventuale fine dei movimenti populisti. In Francia, perché Macron è comunque riuscito a distruggere i partiti tradizionali. No, in Gran Bretagna, perché l’elettorato è ancora, seppur per poco, dalla parte della May e della Brexit. No. In Italia, perché le elezioni locali non possono essere prese come indicative del voto per le legislative.

Una rondine non fa primavera. Certo, sono tre, ma l’estate è ormai alle porte, con le vacanze e la sospensione dell’agone politico. Bisognerà aspettare l’autunno per capire se l’inverno sarà… primavera.

 

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