Marc Augè: mai senza l’altro

In un ciclo di incontri sul futuro l'antropologo francese, noto in tutto il mondo, ha concentrato il suo intervento sull’unità di tutti i saperi e sulla loro necessaria convergenza

 

Marc Augé, antropologo francese noto in tutto il mondo, è stato il protagonista mercoledì 8 febbraio di “Costruire una nuova realtà. Incontri sul futuro”, il percorso di approfondimento organizzato da Unindustria Reggio Emilia e dedicato ai trend che stanno cambiando il mondo.

Di Auge’ famoso cultore dell’era postmoderna, si ricorda il concetto di “non luoghi”, utilizzato per indicare tutti quegli spazi, aeroporti, stazioni ferroviarie, autogrill che hanno la prerogativa di non essere identitari, relazionali e storici. Luoghi disindentificati da ogni matrice di appartenenza al territorio e che si configurano come crocicchi casuali di incontri tra uomini privi di legami reciproci di appartenenza.

Dopo una breve prolusione sul mutamento vertiginoso del mondo contemporaneo, «dall’Homo sapiens ad oggi, – ha detto Augè – il mondo corre sempre più veloce» l’etnologo ha concentrato l’attenzione sull’unità di tutti i saperi e sulla loro necessaria convergenza.

Ogni essere umano è l’insieme di ogni disciplina e l’antropologia non può che essere “impegnata”, coinvolgendosi profondamente a enucleare l’intreccio culturale, educativo, sociale, esistenziale di ogni individuo.

Lo sviluppo irruento della tecnologia garantisce a ciascuno di noi ubiquità nello spazio (pensate a Skype) e istantaneità nel tempo. Trattasi di un progresso che ha dello straordinario ma che non fa che sottolineare l’urgenza che l’uomo ha di un contatto diretto. Del resto, l’uomo politico o  l’uomo d’affari benché telefonate, mail, videoconferenze lo accompagnino in ogni giornata di  lavoro, esigono una stretta di  mano, un guardarsi negli occhi che esprime la necessità di un incontro, profondamente vitale e vivificante.

Tutto sembra annientare la necessità della presenza umana dal punto di vista dell’innovazione eppure nulla si conclude di importante senza l’uomo, presente col suo sguardo, la sua personale unicità. La tecnologia, per quanto pervasiva e determinante rimarrà un mezzo per permettere all’uomo di uscire dal pianeta. Ma il futuro dell’uomo rimarrà ancorato alla sua individualità e il robot, per quanto tecnologicamente avanzato, rimane qualcosa di estetico. Decisivo per il progresso, ma puramente estetico.

Quanto all’esplosione demografica cinese, e all’arretramento della vecchia Europa, un nuovo scenario sta avanzando nel prossimo ventennio. La centralità del continente africano che continua ad esse sedotta dai modelli democratici del nostro continente: alle loro dittature potremmo portare il nostro modello politico, aumentando investimenti economici in quei territori e convincendo le popolazioni autoctone a rimanere nei loro Paesi liberi da dittature.

«Ciò che mi spaventa davvero – dice Marc Augè – è l’islamismo o meglio quella rude ideologia islamica che sfrutta la cultura islamica per giustificare il desiderio di conquista di potere e di conversione. Dannando l’intero pianeta al terrore di questi giorni».

«E se la felicità continua a essere l’obiettivo della società contemporanea, io preferisco parlare di felicità al plurale che non prescinde mai dall’esistenza dell’altro».

Mai senza l’altro. Mai senza l’uomo.

Felice oggi è allora chi sente di riuscire ad affermare se stesso e la propria esistenza condividendola con l’altro. È ad esempio il rapporto che un lettore comune instaura con l’autore di un testo o più semplicemente colui che si dona a una altro essere umano. Sentendo di “esserci” con la propria coscienza individuale.

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