Make Some Noise

Quasi trecentomila morti e oltre due milioni di profughi non sono bastati. E neppure le 13 risoluzioni Onu firmate e mai applicate. La tragedia del Darfur continua a bruciare vite e speranze tra l’indifferenza del mondo, tra le pastoie dei diplomatici e le trappole della burocrazia. Non è la prima volta e non sarà l’ultima che il mondo musicale dà voce a chi non ce l’ha. Da Usa for Africa fino al recente Live Earth, i grandi del pop-rock ogni tanto provano a dare un senso meno banale alle proprie carriere, mettendo il loro straordinario potenziale comunicativo al servizio di cause più nobili delle proprie. In modo più o meno ispirato, più o meno opportunistico, più o meno sincero. Il doppio cd Make some noise (fresco di stampa per la Cgd-Warner) nasce dall’incontro tra la vedova di John Lennon con Amnesty International. Yoko Ono ha ceduto i diritti di utilizzo dei brani del marito, e la credibilità dell’organizzazione più attiva ed autorevole in fatto di diritti umani ha fatto il resto. Il risultato sono queste ventotto riletture di classici del mitico consorte, cui ne seguiranno altre, disponibili tramite il web. Il primo dato che salta all’occhio, e all’orecchio, è la trasversalità stilistica e generazionale del cast: rockstar cariche di gloria come gli U2 e i Rem, e stelle terzomondiali come Youssou N’- Dour; stelline adolescenziali come la Aguilera e Avril Lavigne, e cantau- tori di rango come Jackson Browne; e ancora, vecchie glorie come i Duran Duran, idoli dello star system contemporaneo come i Green Day e i Black Eyed Peas, e talentuosi emergenti come Corinne Bayley Rae. Di tutto di più, nel segno di uno dei personaggi più carismatici ed emblematici del Novecento musicale. La carrellata di rivisitazioni attraversa stagioni, atmosfere, visioni e poetiche diverse, nel segno di quell’epica del pacifismo romantico che Lennon ha saputo incarnare meglio di chiunque altro: dalla sobria rilettura chitarristica della leggendaria Imagine offerta da Jack Johnson, all’hardrock in salsa afro di Give peace a chance degli Aerosmith; dal punk-folk di Working class heroes, il singolo guida proposto dai Green Day, fino alla rivisitazione di (Just like) Starting Over dei Flaming Lips, l’ultimo hit di Lennon, pubblicato solo qualche giorno prima che venisse assassinato. Ovviamente Make some noise non basterà certo a risolvere gli immensi problemi del Darfur, e forse neppure ad alleviarli, ma se servirà anche solo a ricordarci che in Darfur continuano ad esserci problemi immensi, non sarà stata un’impresa inutile. Per questo, anche se non tutto di quest’album è perfetto, anche se è facile immaginare quali contraddizioni ed intrighi si celino dietro iniziative di questo tipo, val la pena portarselo a casa. CD Novità Mark Ronson Version (Sony-Bmg) Il fanciullino, polistrumentista figlio d’arte, ha talento. In queste quattordici cover spazia dai Coldplay ai Radiohead con buona grinta e personalità, ben sorrette dai contributi di gente del calibro di Robbie Williams e Amy Winehouse. Se e quando oserà proporre materiale proprio, ne sapremo di più. Paul Mc Cartney Memory almost full (Universal) Un passo indietro, e non solo perché l’album è stato concepito prima del precedente, ottimo Chaos and Creation. Sir Paul ha mestiere e classe sufficienti ad evitargli scivoloni clamorosi, ma non l’ascetica di chi sa distinguere il necessario dall’opzionale. R.Kelly Double up (Sony-Bmg?) È una delle stelle più brillanti della black-music contemporanea. Un album formalmente impeccabile e tremendamente piacione. Pure troppo… f.c.

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