Maisie-Don Giovanni

Ennesima, ardita prova per Luca Ronconi, di portare sulla scena la complessità delle pagine di un romanzo, convertendolo in meccanismo teatrale dal ritmo cinematografico. Nella Londra vittoriana, tra grandi tendaggi, mobili e costumi d’epoca (di Margherita Palli) che sembrano catapultarci dentro un quadro, Quel che sapeva Maisie di Henry James è raccontato come una sorta di moviola interiore. Un modo attraverso il quale la protagonista del titolo evoca azioni, pensieri e personaggi della sua infanzia. Sono frammenti di vita restituiti nel presente in un flusso di memoria e dialoghi, per mostrarci lo sguardo innocente di una bambina segnata dal divorzio di genitori eccentrici ed egoisti; contesa e usata per le ripicche ora dell’uno ora dell’altra; affidata alla cura di due governanti; e costretta a nuovi menàge familiari in un girotondo di mutevoli relazioni sentimentali. La modernità del tema si cala nella profondità dell’analisi psicologica di James, lasciando, in quel tentativo di Maisie di capire gli avvenimenti avvenimenti degli adulti a cui ha assistito, il senso di una ferita aperta, di una sofferenza che l’ha segnata; rendendola capace, infine, di scelte mature. Ed è semplicemente straordinaria Mariangela Melato – per quattro ore sempre in scena – calata nella condizione di adulta-bambina: vitale e riflessiva, ironica e curiosa. Accanto a lei Galatea Ranzi, Giuliana Lojodice, Emanuele Vezzoli, Lucrezia Lante della Rovere, e un poco convincente Gabriel Garko. Al Teatro Argentina di Roma e in tournée. DON GIOVANNI E I COMICI Èun’allegro e rom a n z e s c o omaggio alla Commedia dell’Arte quello che Maurizio Scaparro compie con il suo Don Giovanni raccontato e cantato dai Comici dell’Arte. Ispirato al Burlador di Tirso de Molina, il regista rilegge il mito del celebre libertino smontando la grande commedia commedia per farne una pura fantasia comica. Canzoni, musica e danza si alternano dentro il meccanismo tipico dei canovacci, facendone un viaggio nella memoria del teatro e nella cultura europea. Un capocomico introduce “la recita nella recita” con gli attori schierati. E subito via con i travestimenti e le maschere sulla pedana di botole e nascondigli che vedono le avventure dello sprezzante dissoluto sfidare il Cielo, per poi trovarsi spalancato l’Inferno. Allora sulle sue spoglie piangerà l’unico amico fedele, l’altro vero protagonista della storia: il servo Sganarello il quale, inutilmente, per tutta la vita, ha cercato di sottrarlo al peccato, ma che ora, piangendo il padrone, piange anche la paga perduta. Sostituito da Pulcinella, questi è un irresistibile affabulatore: Peppe Barra, voce versatile tra le più intense della scena partenopea; e nel ruolo di Don Giovanni un esuberante e atletico Giacinto Palmarini. A sostenerli un’affiatata compagine impegnata in doppi ruoli, tra cui Lalla Esposito e Carla Ferraro. Giuseppe Distefano Al Teatro Valle di Roma.

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