Maigret, dietro le quinte

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Quell’indimenticabile serie televisiva con Gino Cervi. I più giovanissimi sicuramente la ricordano. Maigret, con l’immancabile pipa in bocca. Che veste modo un po’ trascurato e mai disdegna il buon cibo, soprattutto se generosamente innaffiato da un ottimo calvados. Che la sera torna nel appartamento parigino, posa il cappello, saluta la signora Maigret s’immerge nell’ordinario d’una molto tranquilla. E la tranquillità rimane, anche nella professione, il tratto principale del commissario: condita però da una buona dose di arguzia e, ogni tanto, da qualche autentico scatto d’ira. Profondo conoscitore dell’animo umano, paziente e imperterrito segugio d’ogni genere di criminali, Maigret non è mai banale nelle sue indagini e cerca sempre di scavare oltre le apparenze. Di lui Simenon, suo padre letterario, diceva: Di veramente mio gli ho dato una regola fondamentale della mia vita: comprendere e non giudicare perché ci sono soltanto vittime e non colpevoli. Gli ho dato anche i piaceri della pipa, ovviamente. E l’assenza di figli perché, quando il personaggio è nato, non avevo ancora i quattro figli che poi ho avuto. Aggiungo che a Maigret ho dato un’altra regola: non bisognerebbe mai togliere all’essere umano la sua dignità personale. Umiliare qualcuno è il crimine peggiore di tutti. Ma se Maigret, diventato celebre nei libri e nei film, è un personaggio noto al gran pubblico non tutti conoscono Simenon, lo scrittore belga che lo ha inventato. In occasione delle celebrazioni del centenario della sua nascita, da poco concluse, una varietà di manifestazioni e di pubblicazioni hanno dato l’opportunità per scoprire qualcosa di quest’uomo affascinante e complesso. Molti letterati lo hanno spesso snobbato, catalogandolo facilmente come uno scrittore popolare. Ma altri, tra i quali un premio Nobel per la letteratura, il francese André Gide, la pensano diversamente. Gide rimase così affascinato dall’enorme produzione del giovane Simenenon e dalla sua incredibile capacità di rinnovarsi, che per anni rilesse i suoi romanzi, lasciando una sentenza alquanto impegnativa: Considero Simenon un grande romanziere, forse il più grande e il più autentico che la letteratura francese abbia oggi. Il carteggio epistolare tra il maestro Gide e Simenon è ora pubblicato in un volume (Caro maestro, caro Simenon, Archinto) che può quasi valere un manuale di scrittura. Tutta la vita di Georges Simenon, nato a Liegi nel 1903, è accompagnata dall’esperienza letteraria. Di origini modestissime, il suo apprendistato comincia a sedici anni, quando lavora come cronista per la Gazzetta della città belga. L’attività prediletta da Georges è la cronaca nera: raccoglie così parecchio materiale per i suoi futuri romanzi. Si trasferisce poi a Parigi dove lavora come segretario presso un nobile; ma alla sera continua a scrivere. E scrive a un ritmo vertiginoso romanzi popolari e sentimentali; per alcuni di essi si tratta del lavoro di una sola giornata! Era un scrittore istintivo: aveva orrore dell’osservazione; provava, sentiva, viveva dentro il suo personaggio fino a scoprirlo, fino a percepire le pulsazioni che lo rendevano vivo. Fu questa sua innata capacità di immedesimazione che lo portò a descrivere magistralmente le angosce e le emozioni dell’uomo nella vita d’ogni giorno. Il giovane romanziere scriveva a un ritmo frenetico e al tempo stesso si dava a una vita notturna che rasenta lo scialo. Il successo dei suoi primi romanzi rosa, scritti sotto pseudonimo, fu così strabiliante che non si limitò a migliorare le finanze dei Simenon (a 20 anni si era sposato con la prima moglie Tigy), ma li rese improvvisamente ricchi. Da allora in poi egli potrà dedicarsi totalmente alla letteratura. Appassionato di mare e di navigazione, Simenon acquistò un’imbarcazione e con la moglie, la fedele segretaria Boule e il cane Olaf si mise in viaggio. Siamo nel 1929. Durante una pausa, Simenon scrisse il giallo Pietr-le-Letton, centrato sulla figura del commissario Maigret. È la nascita del commissario più celebre della letteratura mondiale. Da allora, la sua dirompente capacità creativa, lo porterà a scrivere più di 500 tra romanzi e racconti di vario genere (psicologico, poliziesco di costume) di cui un centinaio della serie Maigret. Il successo dei suoi libri è strepitoso; molti di essi vengono trasposti in film. Per Simenon è la ricchezza, il lusso. Ma la sua esuberanza non si esaurisce nella sfera letteraria. Egli è eccessivo in tutto, assetato di vita, avido di assaporarla in tutte le sue forme. Confessava in un suo scritto autobiografico: Sempre, in tutta la mia vita, ho avuto una grande curiosità per ogni cosa, non solo per l’uomo, che ho guardato vivere ai quattro angoli della terra, o per la donna, che ho inseguito quasi dolorosamente tanto era forte, e spesso lancinante, il bisogno di fondermi con lei; ero curioso del mare e della terra, che rispetto come un credente rispetta e venera il suo dio, curioso degli alberi, dei più minuscoli insetti, della più piccola creatura vivente, ancora informe, che si trova nell’aria o nell’acqua. Quest’amore gagliardo per la vita, se da un lato costituisce l’aspetto più affascinante dell’uomo Simenon, dall’altro lo porterà a invischiarsi in una serie di esperienze deleterie: appetiti sessuali incontrollati e la maledizione dell’alcol, che lo farà cadere nell’ipocondria e nella depressione. Una stella brillerà però sempre sull’instancabile attività artistica e umana di Simenon, anche nei momenti più bui: la sincerità. Simenon saprà essere ostinatamente sincero. E questa sua franchezza lo riconcilierà con la vita, anche quando essa sarà cosparsa di avvenimenti molti tristi: le malattie, i divorzi, i disturbi mentali della seconda moglie, il suicidio della sua adorata figlia. In quei momenti egli saprà dare il meglio di sé stesso. Quando sua madre Henriette sarà sul letto di morte, costerà molta fatica a Simenon tornare a Liegi per assisterla, a causa degli scontri avuti con lei durante tutta la vita. Ma proprio mentre sedeva immobile al suo capezzale, egli saprà estrarre dal dolore una gemma preziosissima: la stupendamente sincera Lettera a mia madre (Adelphi): un capolavoro che vale tutta la sofferenza sua e della madre durante le loro esistenze. Lo stesso vale quando un’autentica tragedia lo investe: il suicidio della figlia Marie- Jo, che aveva ereditato le turbe mentali della madre Denyse, sua seconda moglie. La quale fa ricadere su Simenon la responsabilità del gesto di Marie-Jo. Di fronte allo struggente dolore per la perdita della figlia e allo scandalo sollevato da Denyse, Simenon tace per qualche mese. Poi decide di difendersi e riprende a scrivere. Butta giù così, in pochi mesi, le sorprendenti 1200 pagine delle Memorie intime (Adelphi), in cui spende tutta l’energia creativa che gli è rimasta per raccontare ai figli la storia della sua vertiginosa avventura umana. È il suo ultimo libro: morirà infatti nel 1989 a 86 anni. Il suo ultimo debito alla sincerità. Quella sincerità di cui purtroppo, spesso, si riesce a fare a meno nella vita. Ma mai nell’arte. Quella sincerità che gli ha permesso di regalarci un personaggio così vivo e umano come Maigret, e di farci conoscere, dietro le quinte, il suo geniale e irrequieto inventore.

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