Magoni e Spinetti attenti a quei due!

La recente vittoria al prestigioso Premio Tenco è stata una sorpresa solo relativa. Perché da tempo il progetto Musica Nuda, dell’accoppiata Petra Magoni e Ferruccio Spinetti, si segnalava come una delle realtà più felici ed originali della nuova scena musicale italiana. La loro solidissima preparazione (sono entrambi diplomati al conservatorio), i rispettivi, variegatissimi background artistici, e più ancora la particolarità della loro proposta (brani per sola voce e contrabbasso) aveva subito intrigato quanti da tempo sognavano di veder emergere dalle paludi del music-business nostrano qualcosa di cui andare orgogliosi. Qualcosa di autenticamente italiano, ma capace anche d’intrigare gli schizzinosi mercati esteri; roba nobile e colta, senz’essere cerebrale, raffinata ma non per questo riservata alle nicchie. Tra le molte attitudini che accomunano Petra Magoni e Ferruccio Spinetti c’è la passione per il crossover: che tradotto in pratica, significa un eclettismo espressivo che li ha portati a rimbalzare in perfetta letizia dal pop al jazz, dalla classica alla canzone d’autore. Del resto lei ha alle spalle esperienze che spaziano dalla musica antica all’hiphop, da Arezzo Wave a Sanremo (negli anni Novanta col brano E ci sei), e lui la militanza negli Avion Travel, varie colonne sonore, l’esperienza col quintetto jazz di Stefano Bollani (che è il marito di Petra), l’attività di strumentista al servizio di gente come Fiorella Mannoia, Samuele Bersani, Patty Pravo, Gino Paoli… Nato nel 2004 col l’omonimo album debutto, il progetto Musica Nuda è poi proseguito l’anno seguente col secondo capitolo, ed è sorprendentemente approdato in ambito sacro con lo splendido Quam Dilecta (Edel), arrivato sui mercati alla fine dello scorso anno. Registrato dal vivo in una chiesa di Pisa – la stessa dove Petra andava a cantare da ragazzina – dimostra una volta di più la capacità di questo duo d’uscire dai luoghi comuni. Così eccoli passare con soave naturalezza dalla celeberrima Ninnananna di Brahms alla struggente Signore delle Cime, dal mozartiano Ave Verum a Fermarono i cieli di sant’Alfonso Maria de’ Liguori, da una cantata di Bach a un paio di composizioni autografe. Al solito, la vocalità intensa di Petra e il minimalismo contrabbassistico di Ferruccio bastano e avanzano per regalare emozioni straordinarie. Sin dall’inizio – scrive lui nelle note di copertina – il Progetto Musica Nuda ha voluto significare due cose: Istinto e Libertà… Tre anni fa mai avrei immaginato che avremmo pubblicato un un cd prevalentemente di musica sacra. Per non tradire la nostra idea di partenza, anche trattando un repertorio così delicato, ci siamo lasciati trasportare dall’istinto e dall’emozione. E tutto ciò trasuda dai solchi, coinvolgendo l’ascoltatore fin dal primo ascolto, senza retorica, con grande rispetto per gli originali, e l’umiltà di chi non ha perso il senso delle proporzioni: Questo è un piccolo disco – aggiunge Petra – parla di piccole cose e grandi fedi, di bambini appena nati ma già destinati a salvare il mondo, di amici perduti ma non dimenticati, di passioni e/o vocazioni a cui consacrare una vita… È un piccolo atto d’amore, una memoria emotiva, un ricordo sincero, importante, dovuto. Un disco piccolo. Epperò grande nella sua sincerità, nella sua bellezza, e nella passione che l’ha forgiato. Un fiorellino fiorito tra i fanghi e le plastiche del pop odierno, e come tale, da contemplare e godere come un piccolo miracolo. CD Novità AA.VV.: Dreamgirls (Sony-Bmg) Colonna sonora nel segno di un soul dal sapore antico. Trasposizione cinematografica di un musical ambientato a Detroit, l’opera convince più sul piano musicale che cinematografico: non a caso, impresa rarissima per una soundtrack, s’è arrampicata in cima alle classifiche statunitensi. Merito della gradevolezza dei brani e del cast stellare. Beyoncè, Jamie Foxx, Eddie Murphy e la bravissima Jennifer Hudson riportano agli anni ruggenti della Motown, delle Supremes e alle avventure di quella moltitudine di gruppi vocali femminili che segnarono la blackmusic dei Sessanta: tra lo splendore delle voci e delle canzoni, e le miserie di un ambiente spietato.

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