Maestri antichi o guide per il presente?

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Alzi la mano chi sa dire chi sono. Se provassimo, in un ipotetico sondaggio, ad intervistare qualcuno su Gregorio di Nissa, Eusebio di Cesarea, Evagrio Pontico, Origene, Cirillo di Alessandria e Girolamo, la prima reazione sarebbe certamente di perplessità, sguardi nel vuoto, esitazione e poi pochissimi forse risponderanno esattamente definendoli per quello che furono e restano: i Padri della Chiesa, autori vissuti tra il II e il VII secolo, che con i loro scritti hanno dato un contributo fondamentale al farsi del pensiero cristiano. Perché sono considerati tanto importanti? I Padri della Chiesa sono stati protagonisti di una fecondissima stagione culturale nella quale si è verificato l’innesto, sul tronco della grande cultura grecoromana e delle culture limitrofe, della straordinaria novità portata dal cristianesimo. Non di rado, poi, anche sul piano letterario hanno raggiunto vertici di perfezione stilistica e di creazione di generi – un esempio per tutti, Agostino con le sue Confessioni – che sono diventati patrimonio della letteratura universale. Ma cosa hanno di significativo da dire oggi a noi? Pur cronologicamente distanti da noi, sono vissuti in un’epoca non poi così dissimile dalla nostra. Un’età ancora drammaticamente segnata dalle persecuzioni, in un mondo da evangelizzare che, con il crollo dell’Impero romano, aveva visto dissolversi anche un solido sistema di valori e certezze: un contesto che ricorda, forse, quello in cui viviamo oggi. Così la mescolanza di popoli, razze, culture, fedi, lingue diverse, in cui la comunità cristiana nascente si trovò immersa non richiama il mondo globalizzato attuale? In quel delicato contesto storico i Padri della Chiesa furono anche strenui difensori della fede, ma svolsero un ruolo ancora più cruciale perchè seppero elaborare una dottrina che nasceva dalla vita e non dall’astratta speculazione, definirono alla luce del Vangelo un nuovo stile di vita che, senza disdegnare il mondo, si definiva secondo criteri evangelici, rivoluzionari per quei tempi, come fotografa splendidamente la Lettera a Diogneto: I Cristiani dimorano nella terra, ma hanno la loro cittadinanza in cielo. Non va poi dimenticato che dialogarono con la cultura pagana contemporanea; si interrogarono sulle grandi, eterne questioni di ogni tempo: la libertà e la grazia, il rapporto tra ragione e fede, anima, Dio, conoscenza, dando un contributo decisivo al definirsi di una cultura occidentale. Conoscere i Padri significa pertanto trovare un punto di riferimento solido per la vita di oggi, un faro per i valori cristiani e autenticamente umani. È il motivo per cui lo stesso pontefice Benedetto XVI per un intero anno ha dedicato a loro le sue catechesi settimanali, ripercorrendone la vita, gli scritti e il pensiero, in una lettura attualizzante. Eppure per troppo tempo questi autori sono stati considerati indegni di stare sullo stesso piano di un Seneca o un Cicerone. La consapevolezza, invece, del loro apporto determinante alla definizione di una cultura non solo cristiana ha spinto l’editrice Città Nuova – in collaborazione con il Dipartimento di Studi storico religiosi dell’università La Sapienza di Roma, con l’Istituto patristico Augustinianum e la Nuova biblioteca agostiniana – a farsi promotrice di un convegno di studi che si è tenuto il 20 novembre scorso presso la facoltà di Lettere e filosofia della prima università di Roma dal titolo: I Padri della Chiesa, classici e maestri di pensiero. Un’iniziativa che l’editrice ha promosso anche per festeggiare l’ingresso nel cinquantesimo anno di vita e il raggiungimento del duecentesimo titolo della collana Testi patristici fondata nel 1974 da Antonio Quacquarelli e diretta ora da Claudio Moreschini, che ha avuto il merito di avvicinare e rendere accessibile uno straordinario patrimonio di testi ad un pubblico più vasto di quello degli specialisti e studiosi. Attraverso questa collana e le opere omnia di alcuni Padri, Città Nuova ha fatto del recupero e della valorizzazione della tradizione culturale cristiana un elemento caratterizzante del suo programma. In un momento in cui il dibattito politico e culturale, non solamente italiano, si interroga sulle radici dell’Europa, sui suoi Padri fondatori – argomento fondamentale poiché la presa di coscienza di chi siamo stati offre indicazioni precise su chi siamo e su chi vogliamo essere – l’incontro universitario ha rimesso a fuoco nella grande stagione dei Padri della Chiesa un punto di riferimento solido ed imprescindibile della cultura europea contemporanea. L’intento del convegno era infatti di presentare forse un po’ provocatoriamente questi autori fuori da un incasellamento precostituito e dimostrare che la loro opera deve essere considerata alla luce della più ampia interazione con la cultura del loro tempo e di ogni tempo, ha precisato Emanuela Prinzivalli, direttrice del dipartimento e tra i responsabili scientifici del programma. Da qui la definizione di classico, ovvero di ciò che ha valore al di là del contingente, che può interpellare e far riflettere e muovere e provocare gli uomini di ogni tempo e latitudine. Le diverse prospettive di studio e di metodo dei relatori hanno offerto una lettura originale e profonda di ogni autore, rendendo giustizia alla loro complessità e al loro essere classici, rivelandone nel contempo la straordinaria ricchezza, sia esistenziale che culturale, senza esaurirla, perché – come ricorda Italo Calvino – essi non hanno ancora finito di dirci quello che avevano da dire.

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