Ma la fede, che cos’è?

La fede mi si è perciò mostrata, da subito, come una questione di amore. Intuii che l’amicizia con Gesù significa vivere come lui.
Giovani in dialogo

Ci stiamo preparando a vivere come un dono, un esame di coscienza e un nuovo slancio l’anno della fede che il papa ci ha proposto a partire dal prossimo ottobre.
Ma la fede, che cos’è? Vorrei riflettervi su un po’ con voi, interrogando la dottrina della Chiesa e la mia esperienza, in questo e nei prossimi appuntamenti della nostra rubrica.
«A chi mi ama mi manifesterò». Queste parole di Gesù mi furono suggerite come impegno di vita quand’ero quattordicenne.
Avevo incontrato Gesù, o meglio stavo cominciando a conoscerlo in modo più personale. E avvertivo in modo forte e chiaro il desiderio di spendere la vita per lui. Ma non sapevo come e che cosa fare per tradurre in concreto questa spinta. Fu così che il dono della fede, ricevuto da bambino, iniziò a sbocciare come scelta convinta e impegnativa.
Quelle parole mi scesero infatti nel cuore, così che cercai di farne subito il criterio della vita. Fede in Gesù significava amarlo e cioè vivere i suoi comandamenti, che – com’egli stesso afferma – tutti si riassumono nel comandamento che dice “suo” e “nuovo”: «Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici».
La fede mi si è perciò mostrata, da subito, come una questione di amore. Intuii che l’amicizia con Gesù significa vivere come lui. Non solo spendendo la vita per i fratelli: così che nessuno, a partire dai più piccoli e dai più poveri, io potessi più considerare a me estraneo; ma anche giocando la mia esistenza per creare con gli altri, in ogni ambito e occasione, luoghi e relazioni di amicizia e fraternità.
Gesù non ha tardato a rispondermi. Si è manifestato e via via, facendomi capire – nell’intimo della coscienza, nel dialogo coi fratelli e grazie alle circostanze e agli eventi – i passi che dovevo compiere per camminare con lui nella via dell’amore, mi ha fatto conoscere il Padre, l’Abbà com’egli lo chiama, e ha gettato fasci di luce sulla realtà che siamo e in cui viviamo, sulla storia del mondo e sul nostro oggi.
La fede è diventata così un’esperienza sempre più tangibile, coinvolgente e luminosa.
Ho imparato, per prima cosa, che la si può vivere soltanto in un modo: nell’attimo presente.
È qui, in questo attimo, che incontro Dio. Qui, nel presente, io sto di fronte al Padre. E il Padre mi parla – in Gesù, lui che è la sua Parola e che nel Vangelo trasmette le parole del Padre – e insieme mi dona, nel soffio discreto ma efficace del suo Spirito, la luce e la forza per essere, vivere e fare ciò che sono chiamato a essere, vivere e fare secondo il suo cuore.
E cioè da figlio. Come Gesù.

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