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In profondità > Focolari

M di misericordia

di Redazione e-web

- Fonte: Città Nuova

Scrollarsi di dosso la polvere depositata sui rapporti e aprire un nuovo varco all'altro. Ce lo racconta Chiara Lubich ne "L'arte di amare"

L’arte di amare

La misericordia è comprensione, è perdono, tolleranza, indulgenza verso se stessi e gli altri. Una via stretta che risana i rapporti, li fa nuovi. Anche nel primo guppo di ragazze che aveva iniziato ad incontrarsi con Chiara Lubich, nacque l'esigenza di "ripartire nuovi" nelle relazioni, di far in modo di dimenticare i difetti degli altri. Il racconto di quello che chiamarono "il patto di misericordia", raccolti negli scritti della fondatrice sono raccontati ne L'arte di amare di Città Nuova.

«C'è un'esperienza di vita nel primo focolare che è stata un'applicazione dell'"amare per primi". Specie agli inizi non era sempre facile per un gruppo di ragazze vivere la radicalità dell'amore. Eravamo persone come le altre, anche se sostenute da un dono speciale di Dio per cominciare il Movimento, e anche fra noi, sui nostri rapporti, poteva posarsi della polvere, e l'unità poteva illanguidire. Ciò accadeva, per esempio quando ci si accorgeva dei difetti, delle imperfezioni degli altri e li si giudicava, per cui la corrente d'amor si raffreddava. 

per reagire a questa situazione abbiamo pensato un giorno di stringere un patto fra noi e lo abbiamo chiamato "patto di misericordia". Si decise di vedere ogni mattina il prossimo che incontravamo – in focolare, al lavoro, a scuola -, nuovo, nuovissimo, non ricordandoci affatto dei suoi nei, dei suoi difetti, ma tutto coprendo con l'amore. Era avvicinare tutti con questa amnistia completa nel nostro cuore, con questo perdono universale.


Era un impegno forte, preso da tutte noi insieme, che aiutava sempre ad essere primi nell'amare, a imitazione di Dio misericordioso, il quale perdona e dimentica». 

Riproduzione riservata ©

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