L’utopia concreta comincia dalle città

Buone pratiche di sostenibilità a Firenze dal 28 al 30 maggio a Terra Futura (Banca Etica, Acli, Cisl, Legambiente, Caritas, Arci...). Intervista a Ugo Biggeri.   
Murales
La Fortezza da Basso, a Firenze, è sorta come manifestazione di una forza guerriera. Un sindaco ritenuto visionario, negli anni Sessanta, fece togliere i vincoli militari restituendo la struttura alla città. Giorgio La Pira occupava, con lo stesso realismo, le fabbriche minacciate di chiusura. La nostra «sarà un’autentica cittadella di resistenza all’ingiustizia e vedremo chi vincerà», scriveva al prefetto.

Terra Futura non è solo una grande manifestazione ospitata ormai da sette anni nella Fortezza da Basso. A partire dal tema di questa edizione, incentrata sulla città, è evidente che siamo davanti a un laboratorio permanente alternativo ai modelli sociali imperanti. Tutto comincia dalla pratica quotidiana. Una «cittadella di resistenza all’ingiustizia», diffusa in tante reti, che si erge di fronte a fenomeni globali che sembra impossibile controllare, come le migrazioni o il cambiamento climatico.

Ne parliamo con Ugo Biggeri, ideatore dell’evento. Specializzato in tematiche ambientali, dal 2003 presiede la Fondazione culturale “Responsabilità etica” promossa da Banca Etica. Vive in una comunità di famiglie che pratica l’accoglienza per i giovani immigrati, proponendo una formazione permanente sui temi delle economie solidali e degli stili di vita.

 

Terra Futura nasce con il Social Forum del 2002, ma in questi anni è sorto un laboratorio propositivo per un futuro che qualcuno vede in prospettiva apocalittica. 

«A dire il vero siamo stati accusati, in passato, di avere una visione catastrofista; ma si trattava solo di essere realisti. Già nel 2004 abbiamo individuato le cause dell’attuale crisi economica e ambientale. Il nostro comitato scientifico continua ad offrire una visione preoccupante e preoccupata della situazione attuale, ma assieme allo stesso comitato rispondiamo con un approccio positivo. Presentiamo prodotti e modi di produrre orientati alla sostenibilità ambientale e sociale. Favoriamo l’incontro tra chi ha cominciato a rialzare la testa e quindi il cambiamento reale: c’è un modo di avere legami tra le persone che in passato non si sarebbero mai incontrate perché di parrocchie e partiti diversi, ma oggi prendono in mano un aspetto della vita, il modo di consumare, e creano un Gruppo di acquisto solidale. Non sono amici o vicini di casa, ma iniziano a condividere un aspetto concreto della vita comune».

 

Avete costruito, all’interno di Terra Futura, l’evento del “green business meeting” per aziende interessate alla riconversione ecologica. Realtà possibile o semplice operazione commerciale?

«Il dibattito futuro sarà certamente su cosa sia davvero la responsabilità sociale d’impresa. Non è un’attività accessoria di cui si occupa il responsabile della comunicazione o il marketing. Non è una verniciatura posticcia, ma deve essere inserita nella gestione ordinaria e strategica dell’azienda. Per questo non può bastare l’autocertificazione, ma c’è bisogno di un’autorità garante che entri nel merito del bilancio sociale. Occorrono certezze anche perché, senza alcuna pubblicità, ci sono aziende che crescono nel fatturato in forza di questa rete di fiducia che si costruisce con consumatori sempre più esigenti». 

 

Migliaia di espositori, 100 mila visitatori e 800 relatori. Come si gestisce l’impatto ecologico dell’evento e con quali risorse si mantiene?

«Abbiamo lavorato da subito su questo aspetto a cominciare dalla ristorazione equosolidale e biologica alle stoviglie biodegradabili, alla raccolta differenziata e ai mezzi di trasporto sostenibili, in un luogo come la fiera che di per sé comporta degli sprechi. Terra Futura si sostiene con il lavoro gratuito di tanti volontari, ma le spese ci sono per un conto economico di circa un milione di euro sostenuto per il 70 per cento dagli espositori e il restante dalla Regione Toscana. È vero che le persone si incontrano su Internet, ma occorrono occasioni concrete in cui poter sperimentare l’opportunità di fare rete: sorgono così tanti progetti e idee tra i partecipanti che in gran parte, l’80 per cento, continuano indipendentemente da Terra Futura, come è giusto che sia. Vediamo, quindi, che esiste un grande ritorno delle risorse investite».

 

E per continuare?

«Le relazioni costruiscono un progetto condiviso. Abbiamo lo strumento del social network www.zoes.it ed esiste, perciò, un lavoro che dura tutto l’anno».

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