Lutero a Roma

Una visita di 500 anni fa, un’occasione per il presente.
Martin Lutero
Nel novembre del 1510, tra i pellegrini che attraversavano la porta di piazza del Popolo a Roma, vi era un giovane monaco agostiniano, Martin Lutero. Accompagnava un altro monaco mandato dal convento agostiniano di Erfurt, in Germania, per una questione del suo ordine religioso. Quel giovane monaco, che di lì a poco avrebbe iniziato la Riforma protestante, era per ora solo un pellegrino che, nel salutare Roma, si era gettato a terra esclamando: «Ti saluto, Roma santa! Sì, veramente santa a motivo dei santi martiri del cui sangue grondi!».

Vent’anni dopo, Lutero scrisse che, visitando basiliche e catacombe di Roma, era rimasto colpito dall’atteggiamento scanzonato dei romani sulla religione. Pur non edificato dai costumi della città che, a detta degli storici, viveva in quel periodo le sue degenerazioni morali e sociali, non fu comunque turbato interiormente e restò ammirato della Roma cristiana.

In quel tempo, Giulio II e la sua corte erano a Bologna per preparare la guerra contro Venezia. Papa guerriero ma attento alle arti, Giulio II aveva avviato molte opere tra cui l’affresco della Cappella Sistina (a opera di Michelangelo) e delle sale pontificie (a opera di Raffaello). Nel frattempo proseguiva la costruzione della basilica vaticana e dava nuovo impulso all’università fondata da Bonifacio VIII.

Durante quel viaggio, sembra che non sia maturato nulla in Lutero relativamente alla impostazione teologica e a quanto seguì dopo il 1517, con le Tesi sulle indulgenze, la controversia antiromana e la fondazione di una Chiesa autonoma. La Riforma avrebbe poi dato vita a molte e diverse riforme, moltiplicando le posizioni teologiche e le confessioni di fede ben oltre le aspettative e le intenzioni di Lutero.

 

Oggi, la Chiesa luterana e la Chiesa cattolica, consumata la divisione che ha attraversato la storia con guerre fratricide e vendette senza quartiere, si riscoprono radicate nella comune fede espressa nel Credo niceno-costantinopolitano, mai messo da parte dai riformatori. Nel 1999 hanno sottoscritto un documento – il Consenso cattolico-luterano sulla dottrina della giustificazione –, che rilegge il rapporto tra fede e opere, sottolineando il comune sguardo verso Cristo salvatore dell’uomo e la risposta chiesta al credente. Il dialogo ecumenico, radicato nel riconoscimento del comune battesimo, prosegue – seppure da posizioni per vari aspetti assai divergenti – sulle questioni relative al ministero e alla visione della vita ecclesiale.

Nel 500° anniversario, la Federazione delle Chiese evangeliche in Italia ha ricordato il viaggio di Lutero con una serie di eventi, tra cui una manifestazione in Campidoglio e un culto ecumenico presso la chiesa valdese di piazza Cavour a Roma, evento trasmesso in eurovisione. Un convegno si svolgerà a febbraio 2011.

 

La visita di Lutero a Roma è ormai lontana, ma ricordarla può essere l’occasione per guardare a ciò che unisce, che è molto più di ciò che divide. Ai toni aspri delle controversie si sono ormai sostituiti, per fortuna, passi di reciproco apprezzamento, con la riscoperta cattolica del valore teologico, biblico e mistico degli scritti di Lutero. Da parte protestante, contemporaneamente, vi è una nuova riflessione sull’unità della Chiesa e una nuova considerazione sull’opportunità di avere un “portavoce comune” di tutte le Chiese.

Ricordare Lutero a Roma è stato anche occasione per far spazio alle esperienze di condivisione di vita nel mondo, dove luterani e cattolici sono insieme a difesa dell’uomo, nell’annuncio evangelico dell’amore come via di realizzazione dell’umanità che si scopre amata da Dio. Occasione per riscoprire i doni che Dio ha fatto alla sua Chiesa anche nei secoli di divisione, e ritrovarsi vicini nella fede cristiana oltre ogni distinzione, nella speranza di arrivare presto ad una comunione piena.

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