L’uomo che verrà

Cinema
Tra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944 oltre 800 civili, in gran parte donne, anziani e bambini, vengono uccisi dai tedeschi per fare terra bruciata intorno ai partigiani. È la strage di Marzabotto, il più grave eccidio nazifascista in Italia, che Giorgio Diritti porta sul grande schermo realizzando un film bellissimo, commosso e commovente. Abdicando a ogni retorica, ideologismo, indagine storiografica e spettacolarizzazione, Diritti mette in scena con il suo stile asciutto, severo e rigoroso il tragico sovrapporsi della Storia alle storie degli umili e caparbi contadini di quelle terre, dove uomini, donne e bambini diventano vittime insensate di un gioco più grande di loro.

Bellissima e coinvolgente la prima parte, dove lo sguardo del regista ci immerge nei riti quotidiani della civiltà contadina, con una coralità di personaggi (eccezionale il cast che mescola attori professionisti e non) e una simbiosi con la natura che ricorda da un lato Olmi e dall’altro il miglior Avati. Nella seconda parte, quando l’orrore prende forma, Diritti riesce a mantenere viva la dignità di queste persone anche di fronte alla violenza più disumana, riuscendo nell’impresa di raccontare l’inenarrabile. La scelta di girare il film in dialetto rende ancora più concreta e dolorosa la parabola di questa gente e l’assurdità di ogni guerra, specialmente quando viene vista così dal basso.

 

Regia di Giorgio Diritti; con Greta Zuccheri Montanari, Maya Sansa, Alba Rohrwacher, Claudio Casadio, Stefano Bicocchi, Eleonora Mazzoni.

 

 

Valutazione della Commissione nazionale film: consigliabile, problematico (prev.)

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