L’uomo che brandì la penna

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Roma. Il pubblico che alle nove precise di quel gelido venerdì 31 gennaio scorso si affrettava a prendere posto nell’Aula magna della Lumsa, era di certo un po’ atipico rispetto ai consueti frequentatori delle aule universitarie. C’erano certamente professori e studenti, ma anche, e in gran numero, amici, estimatori, parenti, persone che in vario modo si sentivano legate ad Igino Giordani. Motivo dell’appuntamento: un convegno di studi che lo ha visto per due giorni al centro di un dibattito quanto mai vivo e partecipe. Senza dubbio, un grosso contributo alla maggiore comprensione di una personalità così culturalmente ricca, promosso dal professor Giuseppe Ignesti, prorettore della Lumsa. “Questo congresso – ci ha spiegato – che abbiamo organizzato assieme ai prof. Malgeri, Siniscalco e con la collaborazione del prof. Tommaso Sorgi, direttore del centro Igino Gordani, era in preparazione da un anno. Un apposito comitato scientifico, coordinato dalla professoressa Fava, docente di letteratura italiana, ne ha approfondito per la prima volta gli aspetti letterari. Più mi addentro nel suo pensiero, più ne vado scoprendo la modernità. Giordani è stato un precursore, un anticipatore”. Fermentano idee nuove A tale rivisitazione è stata dedicata la prima sessione del convegno, nel corso della quale sono state prese in esame alcune sue opere giovanili, ora poco note, giacché appena date alle stampe furono ritirate, poiché ritenute pericolose dal regime fascista. Continuarono comunque a circolare clandestinamente, fermentando di idee assolutamente nuove chi ne veniva a contatto, ed alimentando segretamente quell’anelito insopprimibile di libertà che rischiava man mano di appiattirsi nel conformismo di regime. Sarebbe qui impossibile trattare dei singoli apporti, tutti preziosi tasselli di un mosaico policromo. Da quello dell’on. Mario Baccini, sottosegretario agli Affari esteri, che, ripercorrendo a grandi linee le vicende del Giordani politico, ne ha sottolineato l’estrema “attualità”. “Giordani – notava – testimoniò il suo cristianesimo con scelte soloapparenterete contraddittorie. Medaglia d’argento nella grande guerra e sostenitore dell’obiezione di coscienza; difensore della civiltà cristiana con i suoi valori, ed oppositore dei totalitarismi; storico difensore del cattolicesimo tridentino, e fondatore del dialogo pionieristico con i “fratelli separati”; polemico e polemista con gli avversari, e fratello dei nemici. Una lettura importante, che non può fare che bene alla politica di oggi”. Il prof. Francesco Malgeri si è soffermato invece sui rapporti di Giordani col nascente associazionismo cattolico all’indomani della grande guerra, sottolineandone i fermenti nuovi. “La nascita del Partito popolare, l’incontro con Sturzo. L’adesione stessa al partito appena fondato da quest’ultimo fu di natura intellettuale, fortemente segnata da questa rivolta dell’intelletto contro “l’imborghesimento dello spirito, che impone sempre di stare sempre sul chi vive, sul piede di guerra”. Questa frase, tratta dalla prefazione di Rivolta cattolica, uno dei suoi primi libri, pubblicato nel 1925, è la chiave di lettura di tutto il suo modo di essere”. Questo lottatore strenuo ed inerme, che ha usato la sua penna come Davide usava la sua fionda per abbattere i Golia di oggi, traspare anche dalla sua collaborazione ad un giornale di Torino, Il Davide di Giuseppe Gorgerino che peraltro ebbe vita molto breve. La prof. Francesca Giordano, della “Sapienza”, ne fa un’interessante ricostruzione. Dopo l’avventura de Il popolo nuovo di Luigi Sturzo, che nel 1920 lo volle come suo collaboratore, continuò a scrivere, dove fu possibile, con vari pseudonimi. Andrea Ciampani della Lumsa, ha invece delineato la resistenza intellettuale di Giordani negli anni del fascismo. Un altro intervento stimolante è stato quello del professor Pizzigallo, dell’università Federico II di Napoli, che, analizzando un’altra opera pubblicata da Giordani nel ’24, La politica estera dei Popolari, ha sottolineato “la grande chiarezza e luci- dità di idee del giovane intellettuale in fatto di politica estera. Nel clima delle rivendicazioni relative alla “vittoria mutilata” proponeva che vinti e vincitori dovessero ritrovarsi “alla pari” sul comune tavolo delle nazioni. E raccomandava inoltre alla potenze occidentali che frenassero i loro appetiti verso i paesi emergenti, saliti d’improvviso alla ribalta perché nel loro sottosuolo si era scoperto il petrolio”. Sembra di leggere le cronache di oggi, ed invece parliamo di ottant’anni fa. Quelle parole di Giordani non hanno perso di mordente. Tra i grandi della letteratura La novità del convegno, ed in questo senso si è parlato di una autentica “scoperta”, ha riguardato l’approfondimento degli scritti di Giordani dal punto di vista letterario. Lo ha sottolineato il rettore magnifico, Giuseppe Dalla Torre, nel rilevare che “Giordani è personalità molto nota nella storia del movimento cattolico ed in quella politica; lo è di meno nell’ambito della letteratura”. È spettato ai professori Alberto Frattini, docente a Tor Vergata, a Lia Fava Guzzetta, Gabriella Di Paola e Maria Luisi della Lumsa, e Carla Carotenuto, dell’università di Macerata, mettere in luce lo spessore artistico della sua produzione. Con una prima rilevazione: nessun genere letterario gli è stato estraneo. Anzi ha eccelso in tutti. Dal saggio al romanzo, alla poesia, alla traduzione di classici antichi e moderni, dalla biografia all’agiografia, agli scritti apologetici. Senza contare poi le migliaia di articoli che egli ci ha lasciato, anche come direttore per oltre vent’anni di Città nuova. “Si tratta di un riconoscimento tardivo? Direi di no. Giordani non è mai stato uno scrittore puro – ha osservato la prof. Fava, docente di letteratura italiana -; egli è “oltre” e “di più”. Eppure, nell’esaminare i suoi testi letterari, ne è risultato un profilo quanto mai sorprendente. In lui si riscontrano echi danteschi, manzoniani. Ed altri ancora. Ma la sua lingua è personalissima. Dove non trova le parole adatte per esprimere ciò che vorrebbe, le inventa. Del resto il carattere binario della sua scrittura, è tipico del linguaggio dei mistici. Vi si ritrovano gli echi dei Padri della chiesa. Ed allo stesso tempo i sedimenti del confronto con la cultura d’oltreoceano, in seguito al suo soggiorno di un anno negli Usa per approfondire gli studi di biblioteconomia “. Soprattutto, in lui etica ed estetica sono un tutt’uno. “La formazione della lingua e dello stile di Giordani – precisa la prof. Di Paola – prende l’avvio in un clima culturale in cui sono protagoniste istanze intellettuali di nuove e sofferte innovazioni espressive. (È la generazione di scrittori come Slataper, Rebora, Stuparic). Contro la magniloquenza dannunziana e contro il guerrafondaio stile futurista, si propone una scrittura nuova, in cui il soggetto etico intervenga direttamente, aggressivamente nella materia trattata. Questa maniera espressionista è la lingua usata da Giordani come arma puntata verso la realtà. Nell’era del Concilio La terza sessione è stata dedicata a “Giordani e il Rinnovamento cattolico”. Certamente uno degli aspetti più noti della sua personalità, se non altro perché più vicini a noi nel tempo. Ma non per questo le relazioni sono state meno ricche di sorprese su aspetti inediti o ancora poco approfonditi. Ad iniziare dall’introduzione del presidente la sessione, il prof. Paolo Siniscalco, docente di letteratura cristiana antica alla Sapienza, che ne ha messo in evidenza “lo studio approfondito con le fonti dirette del cristianesimo, non solo i Vangeli, ma i Padri dei primi secoli: Giovanni Crisostomo, Clemente Romano, Giustino, Tertulliano. In questa “sapienza antica”, di cui si è nutrito, ha attinto la luce di quelle idee nuove che ancora oggi mantengono tutta la loro carica rivoluzionaria”. L’agostiniano Angelo di Berardino ha poi offerto una ricca panoramica di Giordani “esperto” dei padri, specialmente di Agostino. Hanno completato il quadro i due interventi conclusivi. L’uno, del prof. Ignesti, riguardava “Giordani ed il Vaticano II”. L’altro, del prof Tommaso Sorgi, “Giordani confondatore”. In attesa della pubblicazione degli atti, dei due interventi riportiamo due brevi fuori-testo. Due giorni di studio, insomma, che attraverso la presentazione del vasto impegno letterario di Giordani e del significativo ruolo da lui svolto nel quadro della storia nazionale ed internazionale, hanno senza dubbio aperto una strada per una lettura più profonda e più luminosa dell’universo letterario del Novecento. Una ricchezza che attende di essere approfondita. GIORDANI “CONFONDATORE” Abbiamo chiesto al prof. Tommaso Sorgi chi era Giordani al momento di incontrare Chiara Lubich. “Un uomo affermato come politico, un esponente della cultura italiana, un grande nella chiesa universale con una profonda aspirazione alla santità. S’era scelta come modello Caterina da Siena: la rivide in quella giovane di Trento, di cui subito comprese la novità ecclesiale. Aderì in piena umiltà al suo ideale di vangelo vissuto; le fu di aiuto ad approfondire il proprio carisma e a fare del focolare una comunità che comprendesse vergini e coniugati”. Ma perché “confondatore”? “All’interno del movimento, egli svolse una funzione particolare, poiché venne a trovarsi al fianco di Chiara insieme a don Pasquale Foresi. Giordani comparve agli occhi dell’anima della fondatrice con tutto il patrimonio di intenso vissuto di cristiano impegnato nella chiesa, spesso ad alti livelli, ma soprattutto nella sua realtà di politico, coniugato, padre di famiglia educatore. Ma non saremmo autorizzati a parlare di lui come confondatore, se a dichiararlo tale non fosse stata la fondatrice, in varie occasioni”. GIORDANI ANTICIPATORE DI IDEE Al prof. Ignesti abbiamo chiesto quale contributo abbia dato Giordani al Vaticano II. “Un contributo importante. Non solo per la sua amicizia personale con Paolo VI, ma anche per quella battaglia di idee, che ha condotto lungo l’intero arco della sua vita. In lui politica, religione e cultura trovano un terreno di confluenza proprio nell’ambito della problematica sulla posizione del cristiano all’interno della società civile. “Giordani è stato uno, se non l’unico, ma certamente uno dei pochi laici che seppe in qualche modo sperimentare con largo anticipo quelle idee, quelle vie che poi il Vaticano II avrebbe consacrato nella Lumen Gentium, nella Gaudium et spes, e soprattutto sul decreto sull’apostolato dei laici. Perciò non esito a considerare Giordani un padre conciliare, anche se non vi ha partecipato di persona”.

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