L’universo è dentro di me

Un filosofo cinese, Zhang Zai, e l’ideale di Confucio, visti con gli occhi della sensibilità cristiana. Una riflessione commossa.
Articolo

In una mattina di gennaio, leggendo un libro sul confucianesimo, rimango colpita da un breve testo di Zhang Zai (1020-1077), filosofo cinese della dinastia Song (960-1279). Nonostante il sole pallido invernale fuori della finestra, le sue parole mi scaldano il cuore. La mia mente trasvola verso la Cina lontana più di cinquemila miglia, supera la Grande Muraglia e si tuffa nelle onde del Fiume Giallo. In questo incontro luminoso, comprendo che l’ideale di Confucio (551-479 a.C.) e di Mencio (372-289 a.C.), impregnato di un profondo senso di umanità e maturato poi nel vissuto di Zhang Zai dieci secoli dopo, è un patrimonio filosofico e culturale di notevole valore.

E se nell’epoca attuale tale concezione venisse trasmessa e applicata in modo appropriato, con nuova vitalità, ad esempio nel campo sociale ed ecologico, ritengo potrebbe fornire, non solo ai cinesi contemporanei, ma all’intera comunità umana del terzo millennio, un contributo attivo ed equilibrato per una cultura di fraternità e di pace. Zhang Zai proviene da una famiglia di magistrati della Cina del Nord. Ad appena vent’anni scrive su strategia militare. Consigliato di studiare i classici, l’insaziabile curiosità lo conduce prima da Confucio, poi verso il buddhismo e il taoismo, per far ritorno infine ai princìpi confuciani che egli è indotto a ripensare da cima a fondo. L’idea fondamentale di Zhang Zai è che esista un principio – il lì – che sta sotto a tutta la creazione. Tale principio è manifestato nell’ordinato disegno della natura, che in un ciclo eterno si sviluppa nella creazione per ritornare poi di nuovo al suo stato indifferenziato. L’implicito principio al quale Zhang Zai si riferisce è l’Essenza suprema, o Taiji, la base di ogni crescita e mutamento.

Il Taiji si manifesta nella forma di qi, la materia vitale o sostanza-energia, che si differenzia nelle polarità dello Yin e Yang, nell’infinita creazione. Secondo Zhang Zai, ogni realtà, materiale o spirituale, dipende dal qi e dalle sue infinite trasformazioni. La realtà intera è animata da un duplice processo fondamentale, da una sorta di respirazione vitale in due tempi: inspirazione/espirazione, espansione/contrazione, dispersione/ concentrazione. Secondo questo ritmo binario, proprio della bipolarità complementare dello Yin (condensazione) e dello Yang (dispersione), il qi indifferenziato si cristallizza nelle forme visibili, quindi si dissolve nuovamente, come l’acqua che si solidifica gelando e poi si espande fondendo (cf. Anne Cheng, Storia del pensiero cinese, Torino, edizione a cura di Amina Crisma). Il fatto che tutte le cose, siano esse spirituali o fisiche, sono composte di qi, implica che ogni cosa è correlata, quindi l’universo è uno. In un suo magnifico testo (vedi box), il saggio percepisce e descrive la natura interdipendente del cosmo intero, ne comprende la struttura e si armonizza con essa, evocando la santità e la compiutezza dell’ordine del creato. Benché la sua natura provenga dal Cielo, l’uomo può realizzarla completamente soltanto sviluppando al massimo il proprio potenziale di bontà, che è costituito dal senso dell’umanità, ossia la benevolenza ren, cioè aderendo perfettamente al processo cosmico. Zhang Zai spiega come l’uomo, e in particolare il santo, porta a compimento l’opera cosmica: il santo, per il solo tramite del suo senso d’umanità, è in grado di allargare la Via.

Zhang Zai tenta anche di dar risposta al problema del male. È la sua idea del qi a consentirgli di dar conto del male e dei desideri umani. La natura fondamentale, essendo nutrita del qi originario proveniente dal vuoto supremo e indifferenziato, è pura e celeste; Zhang Zai la chiama natura del Cielo, o natura del Cielo e della Terra. In questo senso la natura nell’uomo non contiene nient’altro che bene. Ma una volta che si sia differenziato nelle forme e negli esseri particolari, esso non è più che qi fisico, sottomesso alla tirannia dei desideri e delle abitudini. Zhang Zai chiama natura di materia-energia, o natura fisica, questo qi peculiare a ciascun individuo, che spiega le differenze di qualità, talento, capacità nonché la presenza dei desideri più bassi e l’inclinazione alle cattive abitudini che introducono eccessi in un senso o nell’altro, squilibrio o sregolatezza. La disparità del qi a seconda delle varie costituzioni individuali, tuttavia, per Zhang Zai non sfocia in un determinismo pessimistico: mediante l’apprendimento è possibile incanalarlo e orientarlo nel senso della natura fondamentale. Da buon confuciano, rimane quindi fiducioso nelle capacità di apprendere che l’uomo, in virtù del suo spirito, è il solo fra gli esseri a possedere, e che gli consentono di superare sia gli ostacoli esterni che i propri difetti e le proprie manchevolezze. Anzi, è essenziale la ricerca della santità, per immettere nella volontà d’apprendere un’incrollabile ed instancabile determinazione. Guai a quelli che abbandonano o allentano anche soltanto in parte il loro sforzo.

Il pensiero di Zhang Zai è rappresentativo del confucianesimo rinnovato dell’epoca Song: facendo ritorno alle intuizioni originarie di Confucio, egli si sforza di esplicitarle nel senso dell’esperienza vissuta e della pratica concreta, additando il più concretamente possibile il percorso dello studio e della ricerca della santità, con un programma preciso e realistico che mette alla portata di tutti un ideale di santità. L’iscrizione occidentale avrebbe poi ispirato generazioni di pensatori cinesi. Quattro sono le articolazione di Zhang Zai che riassumono l’ideale e l’aspirazione di un confuciano: – Stabilire il cuore in unità con il Cielo e la Terra. – Mettere a disposizione la propria vita per il bene di tutti i popoli. – Trasmettere ed estendere la sapienza dei saggi antecedenti. – Costruire la pace e l’armonia per infinite generazioni in avvenire. Con coerenza e rettitudine Zhang Zai fa partecipare tutti alla sua saggezza. Cammina al passo con la natura e sviluppa tutta la potenzialità della bontà; è cosciente di non possedere nulla in questo mondo e di non perdere nulla con la morte. Questa è la piena realizzazione di un uomo saggio e santo con tutto l’essere suo, in un mondo in cui traspare armonia e concordia. Quindi non nascondo la commozione e la felicità per aver potuto leggere e riflettere su questo testo, con un cuore confuciano e con un’anima cristiana: con cuore confuciano, perché sento vibrare in me la mia profonda radice cinese. Con un’anima cristiana, perché la fede in un Dio, creatore di tutto, che è amore e che ama tutti, mi porta ad amare ogni prossimo come mio fratello e mia sorella. Ma soprattutto la gratificazione di poter concorrere ad edificare la magnifica opera creatrice di Dio secondo il suo disegno. Poiché perfino una minuscola creatura quale io sono trova intimità presso di loro , posso lavorare in unità e carità sempre più perfetta con quanti sono impegnati a servizio dell’umanità intera.

Il Cielo è mio padre, la Terra mia madre

Il Cielo è mio padre e la Terra è mia madre, e perfino una minuscola creatura quale io sono trova intimità presso di loro. Pertanto io considero come mio corpo ciò che colma l’universo e considero come mia natura ciò che muove l’universo. Tutte le persone sono miei fratelli e sorelle, e ogni cosa è mia compagna – è un brano da L’iscrizione occidentale (L’iniziazione corretta) -. Rispetta gli anziani, questo è il modo di trattarli, quello in cui le persone più vecchie dovrebbero essere trattate. Mostra profondo amore verso gli orfani e i deboli, questo è il modo di trattarli, quello in cui i giovani dovrebbero essere trattati. Non fare nulla all’interno della tua casa di cui vergognarti e così facendo non disonorerai [il Cielo e la Terra]. Preserva la tua mente e nutri la tua natura e in questo modo (li servirai) con instancabile sforzo. La ricchezza, l’onore, la benedizione e i benefici sono destinati all’arricchimento della mia vita, mentre la povertà, l’umiltà e gli affanni mi aiuteranno a raggiungere l’appagamento. In vita seguo e servo (il Cielo e la Terra). Nella morte sarò in pace.

(Cf. Capire il Confucianesimo, Jennifer Oldstone-Moore, Milano, traduzione di Stefano Valenti).

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