L’umanesimo dei rapporti

La “cultura della persona”, che cerchiamo di veicolare nelle nostre edizioni, va di pari passo con il “pensiero dell’unità” che ci è proprio: sono i due elementi di base di un “umanesimo dei rapporti” che auspichiamo possa prendere piede.
Città Nuova
I nostri lettori sanno che Città Nuova ha una peculiarità: abbiamo 38 edizioni della rivista nel mondo (e 22 case editrici), ognuna col suo stile e le sue sorprese, ma con un unico Dna. Da decenni cerchiamo con questi media di favorire una mondializzazione del bene, già molto tempo prima che si cominciasse a parlare di globalizzazione. Il 10 novembre scorso ci siamo ritrovati una quarantina di rappresentanti di tali edizioni, come ogni anno: un ritrovarsi di amici, fratelli e sorelle e colleghi – e anche, ci sia permesso, di “complici” –, per progettare il futuro e per farci coraggio.

La situazione dell’editoria nel mondo intero, infatti, non è delle più facili: la sfida delle novità tecnologiche toglie spazio alla carta e ne apre altri; la fine annunciata delle sovvenzioni pubbliche comincia a incidere sui bilanci; la lotta tra una cultura globalizzata al ribasso e tante culture che vogliono sopravvivere attraversa momenti di alta tensione; il bene comune non può più essere circoscritto a un singolo Paese, perché deve ormai estendersi sull’orbe terraqueo, ma se ne parla poco o nulla. Tutte tensioni che accerchiano l’editoria.

 

Quale la nostra risposta? La “cultura della persona”, che cerchiamo di veicolare nelle nostre edizioni, va di pari passo con il “pensiero dell’unità” che ci è proprio: sono i due elementi di base di un “umanesimo dei rapporti” che auspichiamo possa prendere piede. Ecco la risposta. Anche ai nostri colleghi del Sudamerica, dell’Europa e degli altri continenti pare la via da percorrere per giungere – come suggeriscono ad esempio l’infinita crisi economica, i G20 falliti e le tensioni irachene di cui scriviamo nella pagina seguente – alla necessaria unità del pianeta, ma senza egemonie, basandosi sulla diversità che arricchisce.

Una risposta, inoltre, agli “ismi” della nostra epoca: relativismo, oscurantismo, razzismo, fondamentalismo. Un umanesimo a cui si può contribuire tutti assieme ma anche ognuno nel proprio piccolo, come le nostre pagine testimoniano. Un umanesimo che si serve del dialogo più serio e impegnativo, vissuto, pagato e non solo annunciato.

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