L’ultimo samurai

Sono tornati di moda i samurai e il film diretto da Edward Zwick è sorprendente. Un kolossal costato centocinquanta milioni di dollari, girato tra il Giappone, la Nuova Zelanda e la California, interpretato e prodotto dall’inarrestabile Tom Cruise. Il capitano Nathan Algren (Cruise) è un uomo alla deriva, le battaglie che un tempo ha combattuto ora appaiono distanti e inutili. Ex ufficiale del settimo cavalleggeri del generale Custer, sconvolto dagli orrori delle guerre indiane, decide di andare in Giappone e di mettersi al servizio dell’Imperatore per addestrare un esercito al fine di eliminare i samurai, casta di guerrieri che hanno consacrato la loro vita per la nobiltà. La nascente potenza militare giapponese infatti vuole modernizzarsi, preferendo le nuove armi da fuoco, offerte dagli Stati Uniti, alle tradizioni millenarie simboleggiate dai samurai. Ma il temuto Katsumoto (Ken Watanabe), l’ultimo erede di questa dinastia, cattura Nathan, costringendolo a vivere nel suo villaggio per diversi mesi. Guarito dalle ferite, è ospitato da una giovane donna che lui stesso ha reso vedova, in un villaggio che lo vede come simbolo di tutto ciò che i samurai combattono e avversano. Il soldato americano si ritrova inaspettatamente affascinato e commosso dalla forza delle loro convinzioni, dal rispetto e dalla dignità umana che regna nel villaggio e dal loro codice morale. Nathan imparerà a rispettarne gli usi e i costumi, fino a trasformarsi lui stesso in un samurai, almeno nello spirito, e si batterà fino all’ultimo al fianco dei ribelli, riscattando sé stesso e il suo passato. In una terra sconosciuta e dura, l’eroe Cruise, insieme ad un cast nipponico di prim’ordine, si trova al centro di una violenta ed epica lotta tra due epoche e due mondi, vicini solo nei sentimenti e negli ideali di purezza e onore. L’ultimo Samurai è ben fatto, e riesce non solo ad intrattenere come nella migliore tradizione dell’epica hollywoodiana, ma anche ad emozionare e affascinare senza mai perdere il giusto ritmo. È pienamente riuscita la sincera sorpresa dell’americano nello scoprire un mondo così diverso dal suo, fatto prevalentemente di sguardi, silenzi e sentimenti taciuti, come l’abile Zwick ci mostra anche nelle fragili scene di una tenerezza quasi paterna oppure di una dolce passione frenata. Il tutto accompagnato dalla travolgente musica del compositore premio Oscar Hans Zimmer. Regia di Edward Zwick; con Tom Cruise, Ken Watanabe, Tony Goldwyn, Hiroyuki Sanada, Koyuki, Masato Harada.

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