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Cultura > Cinema

Dramma e commedia, con amore

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova

In sala L’ultima settimana di settebre, l’opera prima di Gianni Di Blasi sul rapporto tra un nonno e un nipote, tra vecchiaia e adolescenza. Dramma e commedia, con amore.

Un’immagine del film “L’ultima settimana di settembre” (foto ufficio stampa film)

Non capita spesso di vedere opere prime piene di sentimento, non di sentimentalismo. Prese dal reale e quindi parlanti, sincere, sui rapporti fra le generazioni. Il film di Di Blasi, L’ultima settimana di settembre, delicato e tenero, duro e fragile, con un buon ritmo, dialoghi autentici e silenzi bellissimi, con una interpretazione quanto mai vitale, ci riesce.

Pietro è un settantenne disamorato e arrabbiato, solo, ispido, ex scrittore ormai fallito. Vedovo di un grande amore, per di più. Meglio farla finita. Mentre si sta suicidando, arriva la notizia di una tragedia: la morte della figlia e del genero e quindi la necessità di aver affidato il nipote adolescente, Mattia, con il quale non esiste alcun rapporto. Pietro vuole morire e invece la vita lo reclama. Il dolore li divide fin da subito: Mattia deve elaborare il lutto, si rifiuta di venire accudito, Pietro vuole liberarsi di lui affidandolo ad uno zio improvvisamente comparso.

Comincia un lungo viaggio dalla Puglia verso Genova, passando per strade secondarie. Un viaggio che diventa tappe di vita: incontri con vecchi amici, che svelano a Pietro segreti familiari, con una ragazza da parte di Mattia, momenti di rabbia, di confusione, di riflessione. Pietro lo ammette: non è mai stato felice, forse solo quando gli è nata la figlia, che però è morta. E Mattia? Deve scoprire che non c’è solo dolore nella vita, ma intanto è disperatamente solo. È il viaggio di due infelicità che tuttavia faticosamente si scoprono, e iniziano a non detestarsi. Finché si giunge alla fine sorprendente del viaggio…

Il soggetto, che avrebbe potuto, in altre mani, diventare sentimentalistico o troppo lieve, o datato, si colora di spessore grazie alla interpretazione di Diego Abantantuono, di vigore drammatico e umano sorprendente, e del giovane talento Biagio Venditti, così ombrosamente adolescenziale. E commuove per la sua verità: le persone, alla fine, giovani e non, cercano di non venire lasciate sole nelle orfanezze della vita.

Da non perdere.

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