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Cultura > Arte e Spettacolo

L’ultima parola

di Raffaele Demaria

- Fonte: Città Nuova


La vera storia di Dalton Trumbo. Un autore geniale che testimoniò con coraggio le esigenze di maggiore giustizia sociale nel mondo della cinematografia americana del dopoguerra

L’attore e il regista di “L’ultima parola”

Dalton Trumbo è stato uno dei migliori sceneggiatori della storia del cinema americano, ma ebbe grandi difficoltà, perché finì nelle liste nere del maccartismo. Questo perché fu iscritto al partito comunista fin dal 1943 e partecipò alle lotte sindacali dei lavoratori di Hollywood. Nel primo dopoguerra, diverse persone come lui furono imprigionate e licenziate dal lavoro. Quando uscì di prigione, dove fu tenuto per un anno, poté lavorare solo attribuendo ad altri le proprie sceneggiature, che ottennero grandi successi.

 

Sono sue quelle pellicole famose come, ad esempio, "Vacanze romane", "Spartacus", "Exodus". Solo nel 1970, quando incominciò ad affievolirsi la caccia alle streghe comuniste, fu riconosciuto il suo valore, il suo nome venne accettato e vinse due Oscar. Il film (del regista Jay Roach), nel suo stile alquanto classico, ricostruisce alla perfezione il mondo del cinema di quegli anni. Si vedono vari attori e registi famosi, schierati da una parte o dall'altra, alcuni in filmati dell'epoca. Ed è cosa piacevole riconoscerli, avendo l'impressione di muoverci in un ambiente caro alla nostra immaginazione.

 

 

Il film non parla solo del suo impegno lavorativo, che fu assai intenso, ma anche della sua famiglia, la moglie e tre figli. Mostra i turbamenti provocati dagli avversari politici sui giovani figli, il loro aiuto al padre nel suo lavorare in modo clandestino, i litigi familiari per i suoi metodi troppo bruschi e il carattere eccentrico. E mostra un'evoluzione del suo comportamento, quando incomincia a dar importanza ai sentimenti, riuscendo a trovare un rapporto più vero con i familiari, specie con la figlia, che riconosce simile a sé.

 

 

Il bello è che la dimensione dell'intimità si amalgama molto bene con quella sociale, in modo che quando migliora l'una si risolve anche l'altra. E traspare dal tutto il positivo della personalità del Trumbo (il bravo Bryan Cranston, nomination Oscar come miglior attore protagonista), che preferì affrontare le conseguenze dolorose della sua scelta in favore di una migliore giustizia sociale, pur di testimoniarla a fronte alta. Testimonianza che il film ricorda ai giorni d'oggi che, pur essendo cambiate molte cose, ne hanno ancora bisogno, dato che ogni democrazia può ancora essere pervasa da preconcetti che ne limitano la vita.

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