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Cultura > Musica classica

L’ultima “divina”

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova

Se n’è andata a 85 anni il soprano Montserrat Caballè. Presenza anche fisica notevole, capacità interpretativa possente, che forse al meglio si esprimeva nel repertorio belcantistico. Maria Callas la considerava l’unica sua erede

Se n’è andata a 85 anni Montserrat Caballè. Donna di fede (nessuno lo ricorda, ma chi va al santuario omonimo – dove si è sposata – presso la sua Barcellona ne troverà testimonianza) e di coraggio indomito. Bella nell’anima e nella voce. Che era estesa, robusta, capace di raffinatezze uniche. Ricordo i suoi “legati” dolcissimi e infiniti (Norma, Lucrezia Borgia), gli acuti eterei in pianissimo mai uditi prima e dopo, la capacità di passare da Verdi a Rossini, da Puccini a Bizet ad Offenbach, a molti altri: 90 titoli in repertorio e oltre 4000 rappresentazioni. Di duettare addirittura con Freddie Mercury nel 1992.

L’ho ascoltata dal vivo e in disco. Presenza anche fisica notevole, capacità interpretativa possente, che forse al meglio si esprimeva nel repertorio belcantistico: il Rossini della Donna del lago, le eroine-vittime di Donizetti, la Violetta verdiana, come pure Mimì dalla Bohème e Tosca. Ha cantato ovunque, e da noi principalmente alla Scala, con Pavarotti, l’amico conterraneo Carreras, Domingo e i massimi direttori.

Il canto fluiva all’apparenza spontaneo e senza sforzo, perché la natura l’aveva dotata in maniera eccellente. Ma Montserrat era donna di studi, di tenace volontà di precisione. Soprattutto il dono che, a mio parere, sapeva  trasmettere era un senso di spirituale trasparenza. Si ascolti la sua ”Casta Diva” dalla Norma, eseguita come Bellini scrive, con fiati lunghissimi, note legate le une alle altre in suprema armonia, e si capirà come mai Maria Callas la considerasse l’unica sua erede. Insieme alla Callas, a Renata Tebaldi, a Joan Sutherland compone un quartetto di stelle leggendarie nella storia della lirica del ‘900, del canto in genere: voci naturali, tecnica stupefacente, generosità enorme nel donare il canto inteso come espressione dell’anima.  Forse sta in ciò la purezza, la leggerezza, la luce di una donna-voce  che ha riempito di gioia  chi l’ascoltava. Di voglia di amare la vita, come ha fatto lei,  lottando contro il male sino alla fine e dedicandosi senza troppo chiasso ad attività benefiche insieme al marito e ai figli.  Senza considerarsi una star, ma solo una sincera professionista, innamorata del canto fin dall’età di sei anni.

 

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