Luis Enrique, muore la figlia Xana

Dopo 5 mesi di dura battaglia contro un tumore osseo. Che messaggio ci lascia?

La notizia della partita per il cielo della figlia del commissario tecnico spagnolo Louis Enrique è giunta improvvisa e ha commosso tutti.

Una gara di cordoglio, di solidarietà amicale, di espressioni di vicinanza e di presenza al dolore dei genitori si è scatenata sui social e sui vari mezzi di informazione .

Ed è sempre così: la morte di un qualsiasi bambino o bambina innocenti diventa la morte di parte di noi e scatena in noi la solidarietà e la commozione più profonda.

Perché?

Perché siamo innamorati della vita, e sappiamo quanto essa, pur con tutte le sue sofferenza, ci sia data in dono, ci venga regalata e quando finisce, un senso di orfanatezza ci avvolge.

Certo è che, la speranza di un incontro in un futuro che, pur essendo sconosciuto, è presente in tutti, nell’anelito di compagnia iscritto in ciascuno.

È questa misteriosa e oscura luce di un possibile re-incontro che ci apre all’amore e ci preserva dalla disperazione.

Un anelito, che nel caso dei bambini, è ancora più forte e struggente.

Un anelito che ci ricorda quanto siamo precari e quanto sia necessario stringerci in una giustizia più equa per rendere a tutti la vita più dignitosa e meritevole di essere vissuta.

Tutto ciò non è sentimentalismo o buonismo, ma è il messaggio intelligente e semplice che Xana lascia in ciascuno di noi.

Ed è per questo motivo che, la realtà nasconde segni luminosi che continuamente ci vengono proposti.

La morte è naturalmente assurda, senza senso, anzi atroce se colpisce un bambino.

Ma, il mistero della morte, nel suo dramma, ci può insegnare la grandezza della vita…

Grazie piccola Xana, cercheremo di essere migliori.

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