Lucignolo

Bisogna ammettere che chiamandolo Lucignolo, il lato oscuro di Pinocchio, Italia 1 aveva già dichiarato senza reticenze dove sarebbe andata a parare. Non avrebbe seguito il modello Grillo parlante, dispensatore di buoni consigli e neanche la Fata Turchina, la guida per raggiungere la maturità e la saggezza. Il Tvsette di Italia 1, l’approfondimento settimanale ad uso e consumo dei ggiovani svolge fino in fondo quella che sembra la sua missione: portare i suoi spettatori under18 in un mondo dei balocchi, notturno e alla moda, fatto di locali cult, strepitose veline, dive da calendario, calciatori miliardari e poco altro. La nuova edizione (in onda al martedì in seconda serata) è partita con una specialità della casa: una inchiesta sulla trasgressione. In estate tornerà in prima serata nella versione grandi ascolti Bellavita, una rassegna settimanale delle ultime love story tra vip, degli scoop dei paparazzi, delle feste al Billionaire di Briatore, con Bobo Vieri che abbraccia Monica Setta al sole di chissà che spiaggia esotica. A guidare i ragazzi, c’è sempre la voce fuori campo ammiccante e, volutamente eccessiva, del dj della notte, clonato dall’Alcatraz radiofonico di Cugia, un po’ fratello maggiore e un po’ pifferaio magico, che conduce i suoi giovani topolini, con toni flautati, in un mondo nascosto. Al programma di Italia 1 un merito va indubbiamente riconosciuto: quello di condurre, quasi in solitudine, la ricerca di un linguaggio ritmato, veloce che sia comprensibile e interessi la generazione della playstation e di Internet. Non essendoci altri che ci provano, sparare sul modello ideato da Mario Giordano, direttore di Studio aperto, potrebbe suonare quantomeno ingeneroso. Detto questo però, edizione dopo edizione, lascia sempre interdetti la scelta dei temi di Lucignolo come anche del tg della rete: alcuni certamente vicini e sentiti dai più giovani, altri scodellati piuttosto per fare ascolti a tanto al chilo. Informare il target post adolescenziale, far guardare un tiggì e un approfondimento giornalistico ad un ragazzino è un’impresa. Catturarlo mostrandogli solo una realtà frivola e sfavillante, trasgressiva e proibita rischia di rendere i tanti Pinocchi davanti al video asinelli, proprio come immaginava Collodi.

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