Lucignolo

Non ne sentivate la mancanza. Neanche noi. Ma i più giovani forse sì, tanti aspettavano che il dj della notte si rifacesse di nuovo vivo. Per questo è necessario fermarsi un attimo e riflettere sul ritorno in prima serata di Lucignolo, il programma di Italia1 campione di ascolti, ma anche di sonore stroncature per via di quelle scelte tutte orientate al trash, al vojeurismo spinto, al pruriginoso. Ci sono novità nell’edizione 2008, ma nessuna che riguardi il registro del programma, che ricalca la formula vincente (in termini di ascolti) dell’anno scorso. L’inviata è la solita Diavolita, la novità è invece Roberto, il cumenda del Grande fratello che fa lezione di seduzione in spiaggia. Poi ci sono una ragazza nota per aver fatto lap dance in metro che assieme ad un’altra, altrettanto spregiudicata, sono pronte a tutto per realizzare i desideri del loro Lucignolo, compresi spogliarelli e provocazioni osé nel ritiro della nazionale di calcio. Con loro, ad affiancare la voce del dj, una ospite d’onore scelta tra quelle che hanno già fatto un calendario senza veli. A completare la squadra il prezzemolino Signorini che spettegola ancora una volta sul mondo dei vip, e una inchiesta lanciata via internet su I ragazzi e il sesso condotta con il contributo dei telespettatori. Già da questo si capisce dove vada a parare anche quest’anno il programma. Sempre lì: mondo notturno, belle donne, gente di successo, sesso ed eccessi. Accanto a questo ci sono sporadiche incursioni nell’attualità realizzate con le immancabili telecamere nascoste, contrappunto informativo ad una trasmissione ormai quasi totalmente virata verso l’intrattenimento. Resta così anche quest’anno il rimpianto per uno spazio, uno dei pochi che parla dei e ai giovani, usando il loro linguaggio, esplorando il loro mondo e che però si ostina a raccontarli ad una sola dimensione, senza slanci, tutto edonismo e individualismo, magari solo per gonfiare gli ascolti. Alle critiche i responsabili del programma hanno risposto con affermazioni, franche e dirette, ma non meno allarmanti. Già dal titolo dovrebbero essere evidenti i contenuti, ha spiegato il direttore di Italia1, Luca Tiraboschi, altrimenti lo avremmo intitolato Santa Maria Goretti. L’educazione spetta alla famiglia, alla scuola, non alla televisione e tanto meno a una tv commerciale, la cui missione è far vedere la pubblicità dei nostri inserzionisti . Chiaro?

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