Lotta fra cuccioli

“Il lavoro mi tiene molto tempo lontano da casa e quando rientro, su invito di mia moglie, debbo immancabilmente riprendere Franco, il nostro primogenito, perché picchia, non va d’accordo con Claudio che ha tre anni di meno. È egoista, ha fatto difficoltà anche per cedere al fratello i suoi libri vecchi e sdruciti, che non adopera più… Guai se qualcuno di noi tocca la “sua” roba. Sono scenate…”. Un papà medico Non è la prima volta che tratto questo argomento; tuttavia, siccome è frequente, rispondo volentieri, ovviamente nei limiti di spazio consentiti dalla rubrica. C’è in questo azzuffarsi il lato umoristico comune a tutti i “cuccioli”, ma stavolta esporrò altri motivi. Franco per tre anni è stato l’unico bambino ad assorbire “solo per lui” tutto l’affetto dei genitori. Ora è subentrato Claudio… Tante volte ho consigliato di far sperimentare ai bambini anche piccoli, progressivamente e con l’esempio, la gioia di essere dono. Purtroppo Franco non poteva conoscerla perché sempre soddisfatto nelle sue personali esigenze. Occorre quindi pazienza e non rimproverarlo sempre: “Non si tratta male il fratellino più piccolo”.Tolga qualche minuto al suo lavoro e lo dedichi ai figli. Magari durante una passeggiata nel bosco, dopo aver spiegato ai due cuccioli le caratteristiche dei funghi appena raccolti, se si crea l’atmosfera giusta, provi a mettere in luce la bellezza dello stare insieme. Chieda a Franco, senza toni moralistici, perché non accetta Claudio. Se è troppo presto, proponga una gita per la quale verranno accettate proposte solo se i due cuccioli sono d’accordo. Così la mamma faccia scegliere le pietanze o il tipo di torta che i due otterranno solo se d’ accordo. Così per l’invito ai compagni per le festicciole. Consigli inoltre a Claudio di non venire sempre a lamentarsi dei dispetti di Franco: l’indifferenza è la maniera migliore per estinguerli. Infine – e i miei lettori se l’aspettavano – dare l’esempio, come genitori, di come si è dono nel rapporto reciproco di accettazione e rispetto. In fondo i figli imparano molto di più dai silenziosi esempi che non dalle stucchevoli raccomandazioni o minacce.

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