Lotta agli abusi, il primo Report della Cei

In occasione della Giornata mondiale dell'infanzia che si festeggia il 20 novembre, la Chiesa italiana ha presentato il documento con cui si fa il punto sul lavoro dei servizi diocesani e interdiocesani per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili
abusi

Alle soglie della Giornata indetta dall’Onu per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali, è stato presentato il primo Report nazionale della Cei sulla tutela dei minori nelle 256 diocesi italiane. Nel documento si fa il punto sul lavoro dei servizi diocesani e interdiocesani per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili.

Sono i primi passi di una nuova e diversa cultura nella Chiesa italiana riguardo al contrasto degli abusi, compiuti grazie alle sollecitazioni di papa Francesco. «Una attenzione importante di cui bisogna dare atto», che si sta concretizzando attraverso interventi specifici sul territorio, ha sottolineato monsignor Baturi, segretario generale della Conferenza episcopale italiana nel corso della conferenza stampa di presentazione del Report dal titolo Proteggere, prevenire, formare.

La Cei, in accordo con il Dicastero per la Dottrina della fede, sta avviando un’indagine sui 613 fascicoli relativi ad accuse di abusi, depositati dalle diocesi italiane presso lo stesso Dicastero dal 2000 a oggi. Dai dati emerge che nel biennio 2020-21, ci sono state circa 89 segnalazioni e 68 sarebbero i presunti abusatori, non solo sacerdoti (30) e religiosi (15), ma anche laici (23) quali insegnanti di religione, sagrestani, animatori dell’oratorio, responsabili di associazione, direttori di uffici di Curia, catechisti e presidenti di Onlus.

«La Chiesa italiana, con questo Report, si impegna a valutare i casi, per una reazione adeguata che coinvolga tutti i soggetti della società italiana per un problema che è di tutti e deve vedere maggiore coinvolgimento e sinergia», ha dichiarato monsignor Ghizzoni, responsabile del Servizio nazionale per la Tutela dei minori, affermando di aver riscontrato un cambiamento in positivo della percezione della gravità degli abusi e anche una differente coscienza riguardo alle vittime: «Il vero cambiamento, come Chiesa, è avvenuto proprio quando noi abbiamo cominciato a metterci nei panni delle vittime», ha detto. «Questo è avvenuto anche a livello sociale e culturale… C’è una presa di coscienza specifica del problema degli abusi, ma non è ancora abbastanza. La dignità di una persona vale di più di un mondo intero».

Al momento il Report presenta «una prima fotografia» di ciò che la Chiesa italiana sta mettendo in atto per contrastare il fenomeno degli abusi e impegnarsi nella prevenzione. La proposta è di fare un Report ogni anno, per fare «crescere attività di prevenzione».

Nel maggio scorso la Cei aveva approvato 5 linee di azione per una più efficace prevenzione del fenomeno degli abusi: potenziare la rete dei referenti diocesani e dei servizi per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili; implementare la costituzione dei centri di ascolto, per l’ascolto e l’accoglienza delle vittime di abusi in ambito ecclesiale; conoscere e analizzare, in modo quantitativo e qualitativo, i dati forniti dal Dicastero della Dottrina della fede relativi alle denunce raccolte e dei fascicoli aperti dall’autorità ecclesiastica, dal 2001 al 2020; partecipare in qualità di invitato permanente all’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile, istituito con legge 269/1998.

A oggi, i servizi per la tutela dei minori (Sdtm) sono presenti in tutte le 226 diocesi italiane. Il numero di incontri formativi proposti nel biennio 2020-2021 è cresciuto passando dai 272 incontri del 2020 ai 428 del 2021. Gli uffici diocesani con i quali sono state avviate collaborazioni sono soprattutto l’Ufficio per la pastorale giovanile (53,3%), l’Ufficio per la pastorale familiare (47,4%), l’Ufficio scuola (35,6%). La maggior parte delle diocesi ha attivato un centro di ascolto (70,8%), in particolare nelle diocesi più estese (84,8%). Le attività del Sdtm vengono pubblicizzate soprattutto attraverso il sito web (67,7%) oppure si utilizzano presentazioni o comunicazioni ordinarie alla stampa (42,4%).

I referenti dei Sdtm sono stati chiamati a fornire un parere riguardo ai punti di forza e di debolezza del sistema a livello diocesano. Tra i punti di forza vengono indicati la sensibilità di educatori e catechisti nei confronti del tema degli abusi sui minori (il punteggio medio da 1 a 10 è 7,3) e la gestione delle relazioni con gli uffici pastorali diocesani (7,1), con il Seminario diocesano (6,5) e con educatori e catechisti (6,4). I punti deboli risultano invece: la capacità di gestire relazioni con istituti e congregazioni religiose (5,1), con le associazioni non ecclesiali (4,9), con gli enti locali (4,8); infine, il giudizio più negativo è riservato all’attività di comunicazione realizzata sui media locali (4,1) circa le iniziative proposte dai servizi.

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