L’otite

Mio figlio di due anni, già molto raffreddato e con febbre, qualche giorno fa ha lamentato un dolore intenso all’orecchio, iniziando a piangere come un disperato. Non sapevo cosa fare, ma per fortuna sono riuscita a contattare il pediatra. La diagnosi è stata di otite acuta, con la prescrizione di una terapia e il successivo controllo dopo circa 10 giorni. Io sono preoccupata che l’otite possa determinare al bambino un danno dell’udito e, anche se mi è stato assicurato che ben curata non comporta questi rischi, vorrei avere altre informazioni. Giovanna – Roma L’otite acuta è un processo infiammatorio a carico dell’orecchio medio. È una patologia che può interessare qualsiasi fascia d’età, ma è frequente tra i bambini. Essi sono predisposti per la concomitanza di varie cause: la conformazione anatomica della tromba di Eustachio (il tubicino che collega l’orecchio medio al retrofaringe, nell’età infantile maggiormente orizzontale), la frequenza di fenomeni di raffreddamento (un tempo si era soliti chiamare i bambini mocciosi proprio per l’eterno moccolo al naso!), le dimensioni relativamente maggiori delle adenoidi che talvolta ostruiscono la tromba di Eustachio. Vari germi possono approfittare delle condizioni favorevoli cui abbiamo accennato per determinare un processo infiammatorio a carico dell’orecchio medio: da ciò l’otite. Il motivo per cui bisogna curarla, agendo oltre che sull’episodio acuto anche sui fattori che l’hanno favorita, è che nell’orecchio medio vi sono delle strutture molto delicate (la cosiddetta catena degli ossicini) che hanno una funzione essenziale nel trasmettere il suono al cervello e quindi permettere l’ottimale funzionamento della meravigliosa e complessa struttura che è il nostro apparato uditivo. Le moderne terapie (in cui tra l’altro si cerca di fare sempre meno uso di antibiotici) permettono però di stare tranquilli: se l’otite è diagnosticata per tempo e monitorata fino ad essere sicuri della sua guarigione, non determinerà danni permanenti. D’altronde anche quando vi fossero otiti ripetute (come accade frequentemente), il controllo clinico periodico cui eventualmente e a giudizio del pediatra è possibile aggiungere esami strumentali quali l’audiometria (che valuta la soglia di suono che viene realmente sentita dal cervello) o la timpanometria (che indaga su come il suono viene trasmesso), permettono di evitare nella quasi totalità dei casi che possa rimanere un danno. Concordo quindi con il suo pediatra sul fatto che può stare tranquilla. Non sapevo cosa fare, ma per fortuna sono riuscita a contattare il pediatra… . Mi ha colpito questa sua frase, credo sia un’esperienza comune specie con i primi figli. Un suggerimento che io spesso ho dato su questa rubrica è di usare bene l’opportunità che abbiamo in Italia (unica nel mondo) di avere in maniera gratuita l’assistenza specialistica pediatrica ai bambini fino ai 14 anni. Si tratta di incoraggiare il pediatra a spiegare cosa fare nel caso dovessero avvenire (ed è quasi sicuro che prima o poi succederà) le più comuni emergenze: febbre, diarrea, otalgia, traumi, dolori addominali, ecc… Molti pediatri già svolgono quest’azione di informazione, ma ciascun genitore può stimolarla, per rendere sempre più reale il diritto a essere protagonista attivo della salute propria e dei familiari. Tra l’altro ciò può contribuire ad evitare interventi inutili e talora dannosi per il bimbo e per la collettività come l’eccessivo uso dei farmaci, o un improprio ricorso all’assistenza in Pronto Soccorso, ecc. Avere quelle poche, essenziali conoscenze sul primo soccorso non significa certo che il genitore pretende di sostituirsi al pediatra ma al contrario testimonia il desiderio di instaurare un rapporto medico-paziente con l’obiettivo di instaurare una vera alleanza terapeutica.

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