Lost in translation

Sofia Coppola è la figlia del famoso regista ed è al suo secondo lungometraggio. È partita dal desiderio di ambientare un suo film a Tokyo, che visitò in varie occasioni. Era rimasta meratratto vigliata ed affascinata dall’aspetto orientale e vivace, ma anche colpita dal disorientamento che un occidentale può provare per l’incomprensibilità della lingua e per l’impatto con usanze assai diverse. Ispirandosi a tali sensazioni, ha scritto la sceneggiatura e diretto la recitazione dei bravi Bill Murray (53 anni) e Scarlett Johansson (19 anni). I due interpreti manifestano con talento tutte le sfumature del senso di solitudine provato in un lussuoso albergo nel centro di quella megalopoli, ipertecnologica e caotica. La regista descrive in maniera delicata l’amicizia che nasce fra loro, quando scoprono di soffrire entrambi per le incomprensioni dei rispettivi coniugi. L’autrice, tuttavia, ha il buon gusto di immaginare il loro rapporto limitato ad una simpatia, espressa solamente in scambi verbali. I dialoghi si svolgono in ambienti sempre diversi, che rendono vivace il racconto e permettono di farsi un’idea degli svaghi possibili a Tokyo. La malinconia è alleggerita dalle varie occasioni umoristiche e divertenti, in cui i due vengono a trovarsi a contato con giapponesi. In sintesi, un film dotato di una sua serietà, eppure gradevole. Regia di Sofia Coppola; con Bill Murray e Scarlett Johansson.

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