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Cultura > Cinema

L’Oscar a Lina Wertmüller

di Edoardo Zaccagnini

- Fonte: Città Nuova

Un premio alla carriera assolutamente meritato. Una strada lunga quasi sessant’anni, iniziata a fianco di Federico Fellini

Tempo fa disse che il premio migliore, per lei, è sempre stato quello di poter girare un nuovo film, ma adesso, con la bella notizia dell’Oscar alla carriera, è più che normale che Lina Wertmüller, 91 anni ad agosto, sia una regista e una donna piena di gioia e soddisfazione.

Il pensiero le sarà magari corso a quel 1977, quando il suo Pasqualino Settebellezze fu candidato a ben quattro premi Oscar, compreso quello per la miglior regia. Era la prima volta in assoluto che una donna otteneva questo riconoscimento. Certamente quel film, che raccontava con toni grotteschi certe pagine amare della storia italiana e del suo Sud in particolare – si andava dalla Napoli del 1936 a quella del 1946, passando per altri posti in Europa –, fu un grande successo in America e anche da lì nasce la considerazione che il Paese a stelle e strisce ha sempre avuto nei confronti della cineasta romana.

Del resto la Wertmüller stessa, commentando questo premio come del tutto inatteso, oltreché assai gradito, ha ricordato come gli americani non le hanno mai fatto mancare affetto e stima, come le abbiano “sempre voluto bene”. Certo è che alcuni suoi film sono ormai classici del cinema italiano, conosciuti e amati oltreoceano: pellicole come Mimì metallurgico ferito nell’onore, del 1972 – ancora un film sulle povertà del nostro Sud –, oppure Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto, del 1974, tutti e due impreziositi dalle straordinarie interpretazioni di Giancarlo Giannini e Mariangela Melato, raccontano il nostro paese, le sue piaghe e le sue contraddizioni, e sono film insieme divertenti e politici, leggeri e impegnati.

Sono realistici sfiorando la caricatura, e soprattutto hanno un ritmo, un sapore e una forma tutta loro, una cifra stilistica che devia dalla commedia all’italiana e rende la Wertmüller un’autrice riconoscibile e unica. Un’icona inimitabile, per cui cade a pennello la motivazione del premio: «per essersi distinta in modo straordinario lungo la sua carriera».

Il 27 ottobre prossimo il riconoscimento verrà ufficializzato, e la nostra regista lo riceverà insieme a mostri sacri del cinema come David Lynch e Geena Davis, oltreché Wes Studi. Non sarà spaventata, Lina Wertmüller, in primo luogo per la consapevolezza di quanto fatto fino ad oggi, a cominciare dall’esordio del 1963 con il malinconico e importante I basilischi, ma anche perché proprio la sua carriera cominciò al fianco di grandi maestri: la regista fu aiuto di Federico Fellini in capolavori mondiali come La dolce vita e 8 e 1/2.

Una palestra eccezionale, l’inizio di una strada lunga quasi sessant’anni che oggi culmina in questo Oscar assolutamente meritato. E allora congratulazioni e complimenti sinceri.

 

 

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