Lorenzo Lotto, nostro contemporaneo

A Roma ritorna il pittore veneto. Sessanta opere di un genio controcorrente. Finalmente compreso.
Lorenzo Lotto

L’avevano dato per scomparso. Le tele e le tavole, sparse per città e paesi delle province bergamasche e marchigiane, dentro chiese dalle soglie erbose, chi se le ricordava? Lorenzo continuava, come in vita, a venire emarginato anche in morte. La gelosia di Tiziano, l’indipendenza del carattere, la sensibilità accesa l’avevano portato fuori dalla natia Venezia, tolto dal cantiere delle Stanze Vaticane – la massima impresa artistica dell’epoca –. Lui lavorava in provincia, ritraendo borghesi e mercanti seri, affrescando cappelle, dipingendo ariose pale d’altare. Pietro Aretino, sponsor di Tiziano e noto giornalista, ironizzava: «Lotto è grande nella religione, ma superato nell’arte». Si sbagliava. Capita, a chi si crede molto intelligente.

 

La verità la scoprì uno studioso inglese, Bernard Berenson, a fine Ottocento, sudando per colline e paesi a ricercare le opere di Lorenzo. Iniziò la risalita del Lotto, in contemporanea con quella di un pittore che gli doveva molto, il Caravaggio.

Oggi, anche se resta in parte misterioso, Lorenzo è considerato per quello che è: un genio di prepotente originalità. La rassegna romana sta a dimostrarlo.

L’Assunta del duomo di Asolo, nel Trevigiano, l’ha dipinta da giovane. Colori smaltati, azzurri lucidi, un paesaggio pedemontano indagato in ogni pietruzza e acqua. Realismo, e indagine psicologica nei due santi persi nella preghiera. Il Lotto futuro è già qui. A Recanati inscena un polittico dove i santi si agitano a dire i sentimenti. In alto, una Pietà in stile “tedesco”, la Madre dentro vesti accartocciate, il viso nascosto: emerge una ruga, dolorosa. L’armonia di un Raffaello, di Giorgione è lontana anni luce. Qui c’è emozione, pathos, voglia di comunicare.

 

Negli anni bergamaschi, i più felici di una vita errabonda, Lorenzo crea capolavori uno dopo l’altro. È un’arte popolare, ma “alta”, briosa, con intuizioni sorprendenti. Gli angeli rossi e verdi che suonano nel paradiso della Pala di Santo Spirito, l’angelo ragazzo scattante a fulminarci con gli occhi in quella di san Bernardino (con un sant’Antonio duro d’orecchio…) e poi quello in rosa abbagliante di Ponteranica. Voli mistici e tocchi reali, anche nel film della cappella di Trescore con le storie delle sante Barbara e Chiara, tra mercati, soldati di passaggio – all’epoca c’è sempre la guerra – e ragazzi che scorrazzano. Insomma, la vita: libera, normale, e i santi che vivono fra gli uomini in un Vangelo dei semplici e degli umili, come i bambini che, nella Madonna di Cingoli, nelle Marche, gettano per aria petali di rose…

 

Ma Lotto, gran romantico, si incanta anche di notturni lunari – il plenilunio della Natività di Brescia –, di albe nebbiose, di tempeste marine, di pomeriggi ventosi. Una natura emozionata ed emozionante, dipinta a tinte dense, percosse da una luce elettrica. Sentimenti trepidanti, come l’Annunciata di Recanati, che si volta all’arrivo fulmineo dell’angelo, verso di noi, impaurita come il gatto che inarca la coda…

Poi, i ritratti. Lorenzo entra nell’anima umana come pochi, forse all’epoca nessuno, neanche Tiziano. La galleria dell’indagine psicologica è impressionante: davanti a Lorenzo non ci si riesce a nascondere ed egli vuole coinvolgere anche noi nel suo sguardo. La tristezza scura del Giovane gentiluomo di Venezia, sullo sfondo di un cielo livido; Lucina Brembate, Gioconda di provincia; la sicurezza del ricco mercante Andrea Odoni; il dolore del Gentiluomo maturo (un vedovo?) che tocca un piccolo cranio; l’ascesi spirituale di fra’ Gregorio Belo; la malinconia del Balestriere

 

C’è lui, Lorenzo, in questa galleria, che parla di sé – e di noi –, con una tavolozza che via via si fa monocroma, si sgrana, specchio inquieto del suo vagabondare «senza fidel governo» da Bergamo a Venezia, da Treviso alla Santa Casa di Loreto dove, in un giorno anonimo dell’autunno 1556, scompare.

Prima, lascia uno dei dipinti più belli al mondo. Una Presentazione al tempio, larve umane sospese in un’aria palpitante che è già Goya, già Monet. Una trepidazione che si apre nel sorriso di Maria al suo bambino. L’angoscia trasformata in un gesto d’amore. La tenerezza di Lorenzo, nell’ora dell’addio, commuove ancora.

 

Lorenzo Lotto. Roma, Scuderie del Quirinale, fino al 12/6 (cat. Silvana editoriale).

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