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Italia > Unione europea

L’ora legale è salva. Per ora

di Fabio Di Nunno

Fabio Di Nunno, autore di Città Nuova

Il Parlamento europeo ha chiesto alla Commissione europea di valutare l’impatto del cambio d’orario due volte l’anno e, se necessario, proporre una revisione della direttiva che lo regola

Due volte l’anno, in tutti gli Stati membri dell’Unione europea (Ue), le lancette degli orologi si spostano di un’ora in avanti l’ultima domenica di marzo fino all’ultima domenica di ottobre, quando il tempo torna a scorrere secondo l’ora solare. La pratica dell’ora legale è introdotta negli anni ’60 e ’70 in tutti gli Stati membri, ma non sempre secondo lo stesso calendario. Però, con lo sviluppo sempre più intenso del mercato interno all’Ue, diventa necessario armonizzare anche il tempo fra i vari Stati membri e, così, nel 1981, viene adottata la prima direttiva sull’ora legale che, con altre successive, arriva a delineare il passaggio tra ora solare ed ora legale come lo conosciamo. Dopo l’ultima direttiva del 2001, nel 2007, la Commissione europea presenta un rapporto nel quale si sottolinea l’importanza di mantenere un’ora legale condivisa.

Eppure, l’ora legale non convince un numero crescente di Paesi del Nord, Centro ed Est Europa, tanto che un gruppo trasversale di eurodeputati, riuniti nell’Intergruppo “Fine del cambio biannuale d’ora”, chiede di «rispettare i ritmi circadiani» e l’abolizione dell’ora legale, fondando tale richiesta su alcuni studi circa i danni per la salute degli individui sottoposti al cambio di ora due volte l’anno. Altri studi, però, non giungono alla stessa conclusione.

La questione è discussa al Parlamento europeo (Pe) l’8 febbraio 2018. In tale occasione, il Pe approva una risoluzione (con 384 voti a favore, 153 contrari e 12 astenuti) nella quale si chiede alla Commissione europea di effettuare «una valutazione approfondita» della direttiva comunitaria sull’ora legale e, eventualmente, «proporre una modifica revisione» della direttiva del 2001, eliminando ogni richiesta di abolizione dell’ora legale.

Se è vero che i Paesi del Nord, Centro ed Est Europa desiderano ovviamente ricevere più luce solare durante i bui mesi invernali e che alcune persone soffrono del cambio d’orario, è pure vero che un mercato unico come è quello europeo può funzionare bene solo se è basato su poche regole, semplici ma ben definite. Rimettere in discussione l’ora legale, o renderla opzionale e flessibile per gli Stati membri, rappresenterebbe un passo all’indietro e renderebbe più complicato muoversi ed interagire tra i vari Stati membri. Inoltre, l’ora legale permette di risparmiare energia in molti settori e di godere di giornate più soleggiate nel periodo estivo. Dunque l’ora legale è però ora salva e tra poco più di un mese viene reintrodotta come al solito, nell’attesa che la Commissione europea presenti il suo studio d’impatto.

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