L’omino che non sapeva tutto

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Ogni pomeriggio, terminati i compiti, Francesco, che ha dodici anni, gioca con il computer. Sempre lo stesso gioco: sul video appare un prato verde, disseminato di chicchi di riso. Una gallinella bianca, guidata da Francesco, deve riuscire a mangiare tutto il riso, evitando di incontrare un omino vestito di rosso, che le dà la caccia, altrimenti sarà lei a essere mangiata. L’omino è di una furbizia senza pari, sembra prevedere tutte le mosse della povera gallinella e riesce sempre a sbarrarle la strada. Così Francesco non è mai riuscito a vincere una sola partita contro quell’omino scaltro, ma non si arrende perché spera, un giorno o l’altro, di essere finalmente più bravo di lui. Questa mattina, mentre Francesco è a scuola, la mamma è entrata nella stanza per spolverare e, passando lo straccio sulla tastiera del computer, deve avere toccato qualche tasto miste- rioso perché l’omino vestito di rosso è balzato fuori dal computer e si è ritrovato disteso sul pavimento. – Ehi, che maniere sono queste? – strilla indignato, cercando di rialzarsi -. Per poco non mi rompevo la testa! Ma la voce di un omino alto un centimetro, anche se grida, è troppo debole per essere udita da una persona (soprattutto se è adulta), così la mamma di Francesco, terminato di spolverare, è uscita dalla stanza, senza essersi accorta di nulla. E l’omino è rimasto lì, solo e stizzito, seduto sul tappeto. “Troverò ben il modo per tirarmi fuori da questo pasticcio – dice tra sé -: non per niente io sono l’omino So-Tutto”. Ma perché perdere l’occasione di visitare il mondo degli umani? “Già che mi trovo qui – pensa adesso l’omino – potrei approfittarne per dare un’occhiatina in giro. Oh, non che io speri di imparare qualcosa dagli uomini, ma può essere divertente vederli alle prese con i loro problemi quotidiani… soprattutto quando non hanno a portata di mano un computer!”. Intanto la mamma sta infilandosi il cappotto e rivolta a Sabrina, la sorellina di Francesco, dice: – Io scendo a fare la spesa, tu stai qui buona; Checco arriverà presto. Uscita la mamma, l’omino So-Tutto si infila nella cameretta della bambina e si nasconde dietro una tazzina di porcellana. Ma Sabrina non tarda a scoprirlo. – Ciao, chi sei? – Sono l’omino So-Tutto e abito dentro al computer. – Tu sai davvero tutto? – Tutto, bambina, proprio tutto. – Allora sei fortunato, perché non hai bisogno di andare a scuola! Checco dice che la scuola è supernoiosissima! Senti, omino So- Tutto, vuoi giocare con me? – Temo che non sarà molto divertente per te… – dice l’altro scuotendo la testa. Sabrina mescola sul tappeto le carte, per giocare a Memory. L’omino, in un a t t i m o, accoppia tutte le figure, senza sbagliarne una, allora Sabrina si stanca del gioco e prende in braccio la sua bambola. L’omino So-Tutto non si diverte più e sta pensando che forse è meglio tornarsene nel computer quando, all’improvviso, Sabrina scoppia a piangere. – Che succede? – domanda l’omino perplesso -.Ti sei arrabbiata perché hai perso? – Non è successo niente…. – Se si piange, deve esserci una ragione. Perché tutto ha una ragione, bambina. – Io sono triste… – Okay: sei triste. Forse perché ti hanno lasciata sola? Ma allora basta ragionare e dirsi che, prima o poi, qualcuno tornerà. Non perderti in un bicchiere d’acqua! Questa volta Sabrina non risponde più all’omino So-Tutto perché è sopraffatta dai singhiozzi. Si rannicchia sul tappeto e stringe la sua bambola tra le braccia. L’omino So-Tutto le gira intorno un po’ imbarazzato poi dice, con la voce più alta che può, per farsi sentire attraverso i singhiozzi: – Smettila di piangere, bambina, che non ser- ve a niente! Usa la testa, piuttosto! Non c’è problema che, con la logica e un po’ di buon senso, non si possa risolvere! Ha un bello sgolarsi: Sabrina non lo ascolta più. La situazione sta diventando davvero difficile per l’omino il quale, con grande sollievo, vede entrare Francesco. – Sabri, perché piangi? – chiede, chinandosi sulla sorellina. “Questa domanda l’avevo fatta anch’io!” pensa l’omino, con soddisfazione. La bambina continua a singhiozzare e non risponde. “È nella mia stessa situazione – pensa l’omino So-Tutto guardando Francesco inginocchiato sul tappeto -: adesso voglio proprio sentire cosa le dice!”. E Francesco: – Vieni qui, fiorellino, che adesso ti consolo. Prende in braccio la sorellina e si siede con lei sulla poltrona. “Curioso, veramente curioso applicare il nome di un vegetale a un essere umano”, osserva l’omino arrampicandosi sulla poltrona, per ascoltare quello che dirà Francesco. Ma Francesco non dice niente, culla la sorellina tra le braccia, le accarezza i capelli e le dà tanti piccoli baci. Il comportamento di Francesco è incomprensibile per l’omino So- Tutto. Ma quello che gli sembra ancora più incomprensibile è che i singhiozzi di Sabrina si calmano a poco a poco, diventano dei sospiri profondi e poi tacciono. Sabrina guarda il fratellino e sorride tra le lacrime che ancora le bagnano il viso. L’omino So-Tutto guarda Francesco e si sente sconfitto: adesso sa di non sapere tutto. C’ è tutto un mondo, quello dei sentimenti, che lui non conosce. Sul volto dell’omino So-Tutto scivola leggera una lacrima: ha un sapore dolce, un sapore sconosciuto per lui. Per quella lacrima, egli decide che non ritornerà mai più dentro al computer. Restando nel mondo degli uomini, l’omino So-Tutto conoscerà un giorno anche le lacrime amare. Se saprà accoglierle, crescerà in pienezza.

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