Logoteatroterapia

Le potenzialità del teatro, protagonista nella ricostruzione del linguaggio dei ragazzi audiolesi

Vent’anni fa, una logopedista del Centro di audiofonologopedia di Roma mi chiese di fare un’esperienza di teatro con alcuni ragazzi audiolesi. Laureata in Discipline dello spettacolo, all’epoca mi stavo specializzando nel teatro per ragazzi, grazie alle scuole salesiane. Avevo scoperto l’esperienza di don Bosco, che faceva recitare i ragazzi dei quartieri poveri di Torino per toglierli dalla strada e insegnar loro un mestiere, oltre alla pedagogia di Maria Montessori, che riteneva i bambini in grado di comprendere l’arte. Inoltre, studiando Jacob Levi Moreno, ero entrata in contatto con le grandi possibilità del teatro di superare i blocchi della psiche. Intuizioni che si sposavano con il carisma di Chiara Lubich, e mi facevano avvertire come su questo tema alcune delle grandi menti del ’900 fossero arrivate a conclusioni simili, se non addirittura uguali.

La bellezza, l’arte, il teatro per il bene del bambino, del ragazzo, dell’adulto. Il teatro come mezzo e non come fine. Da allora, ho lavorato con centinaia di bambini e ragazzi. Con ciascuno ho cercato di costruire un rapporto, perché fare teatro è impossibile senza entrare in relazione. Spesso, per conquistare la loro fiducia, metto da parte le attività previste, per proporre un gioco che attiri la loro attenzione senza suscitare ansia da prestazione. Una volta creato un clima allegro di fiducia reciproca, inserisco piccole attività proprie del laboratorio teatrale: espressività delle emozioni, battute recitate con modalità comiche che fanno ridere tutti, trasformazioni di piccoli oggetti in ciò che la fantasia ci suggerisce. Pian piano i miei piccoli e grandi attori vivono il teatro come un gioco che, oltre a sviluppare il linguaggio, li fa esprimere sperimentando ruoli diversi, dando voce a emozioni nascoste.

teatro

In questi 20 anni ho inventato o rielaborato centinaia di giochi, adattandoli di volta in volta ai miei ragazzi. Giochi per conoscere il corpo (mio e dell’altro), prendersi cura del compagno, stabilire un rapporto di fiducia, migliorare l’orientamento spazio-temporale, le sequenze, la memoria, la voce, la prosodia. Giochi di ritmo, giochi per introiettare il proprio turno di gioco o di conversazione, attività per allungare i tempi d’attenzione, per ampliare il vocabolario, per dare profondità al pensiero, per creare, ma anche per ridere, divertendoci insieme. Ho denominato “logoteatroterapia” questa esperienza che coniuga logopedia e metodo verbo-tonale, con il teatro per ragazzi e la clownerie.

Ogni anno mettiamo in scena uno spettacolo scritto da me con il supporto e le idee dei ragazzi e delle colleghe logopediste, musicoterapiste e psicologhe. Rispettare i tempi degli altri, parlare davanti a centinaia di spettatori, disinibire chi era troppo insicuro e aiutare chi non lo era a comprendere che c’è un tempo e un luogo per ogni cosa, sono solo alcuni obiettivi che abbiamo raggiunto in questi anni.

I nostri giovani attori meritano il meglio. È quindi doveroso che un’arte profonda come il teatro si pieghi alle necessità dei piccoli, degli ultimi. Il Teatro con la T maiuscola può declinarsi a seconda delle necessità di quel bambino e non importa se, una volta in scena, lui non ricorderà la battuta a memoria. Importa solo il grande applauso che riceverà per il coraggio dimostrato anche solo nel salirci, su quel palco. Applauso che si porterà dentro per tutta la sua vita, che forse lo consolerà nelle notti d’inverno, gli ricorderà che è stato protagonista e può esserlo ancora. Non solo di una commedia, ma di tutta la sua vita. Perché è esattamente questo il teatro. La vita.

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Il Centro di audiofonologopedia di Roma opera per la riabilitazione logopedica di bambini e ragazzi con disabilità del linguaggio e della comunicazione. Specializzato nell’ipoacusia, si occupa anche di disturbi del linguaggio (Dsl) e dell’apprendimento (Dsa), disabilità intellettive, iperattività, autismo, sindrome di Down.
Tra le metodiche oraliste di riferimento, il metodo verbo-tonale, elaborato dal prof. Guberina, si basa sull’intuizione che tutto il corpo è in grado di ricevere e comunicare stimoli sonori e che, con l’ausilio di musica e teatro, è protagonista nell’evoluzione del linguaggio.
Nell’ambito del metodo, la disciplina della Drammatizzazione, improvvisando semplici scene di vita quotidiana, stimola il linguaggio spontaneo.

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