Lo “Zio Vanja” di Kriszta Székely

Gli spettacoli dell’inizio dell’anno 2020 in alcuni palcoscenici italiani  

Lo “Zio Vanja” di Kriszta Székely

Dal Teatro Katona di Budapest, la giovane Kriszta Székely, astro nascente del teatro europeo, firma per lo Stabile di Torino la sua prima regia in Italia. Il capolavoro di Čechov è la tragedia delle occasioni mancate, delle aspirazioni deluse, dell’incapacità di essere felici. I due adattatori del testo, nelle loro note sullo spettacolo scrivono: «Zio Vanja è il testo più satirico di Čechov, una commedia che può far stringere il cuore. I personaggi, come gli abitanti di un microcosmo chiuso in una serra, illudono se stessi e gli altri con mutue bugie, mentre i loro nervi pian piano si consumano nel soffocante calore estivo. Sono pervasi da grandi sentimenti, passioni d’amore e piani per cambiare il mondo, ma non sono capaci di viverli e lasciano passare la vita senza esserne partecipi. Lo spazio dei desideri è occupato dalla meschinità spietata del quotidiano e dalla memoria delle occasioni perdute: cosa sarebbe accaduto se avessimo fatto ciò che volevamo? Possiamo credere in un futuro in cui tutto diventerà migliore o è proprio questa speranza a privarci del nostro futuro? E se non abbiamo neppure più la speranza, cosa ci salverà? L’adattamento e lo spettacolo indagano questo modo di essere nella realtà odierna: come l’uomo contemporaneo cerca di fuggire dai grandi sentimenti e dai grandi compiti pur desiderandoli, e come sia incapace di agire, pur cosciente che il mondo che lo circonda sta cadendo a pezzi». “Zio Vanja”, di Anton Čechov, adattamento e regia Kriszta Székely, traduzione italiana Tamara Török curata da Emanuele Aldrovandi, con Paolo Pierobon, Ivano Marescotti, Ariella Reggio, Ivan Alovisio, Federica Fabiani, Lucrezia Guidone, Franco Ravera, Beatrice Vecchione, scene Renátó Cseh, costumi Dóra Pattantyus, luci Pasquale Mari, suono Claudio Tortorici. Produzione Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale. A Torino, Teatro Carignano, dal 7 al 29/1.

 Un Macbeth uno e trino

Carmelo Rifici firma la regia e riscrittura della tragedia shakespeariana, esito di un lungo lavoro di ricerca drammaturgica che il regista ha realizzato insieme ad Angela Demattè e a Simona Gonella. Un Macbeth in cui il personaggio del titolo si sdoppia in tre interpreti diversi. Gli attori tutti affondano nel magma archetipico che il Bardo fa affiorare nei personaggi delle streghe. Lo spettacolo nasce da un viaggio nell’anima degli attori alla ricerca dei loro lati nascosti, che indaga gli archetipi dell’inconscio di tutti noi. Dall’esplorazione del rapporto psicanalista/ paziente/ oggetto scaturisce una rinnovata lettura del testo e del lavoro con gli attori. “Il progetto – dichiara Rifici – prevede tre parti: la prima consiste in un’analisi degli attori coinvolti nello spettacolo. Dai loro lati “nascosti” si passa al lavoro sui personaggi: Macbeth vuole scoprire che cosa c’è oltre le cose conosciute, vuole distruggere il senso delle cose. Prima di lasciarglielo fare era importante entrare nell’universo privato dell’attore. La terza parte è invece legata al mondo infero delle streghe, Ecate, il mare nero nel quale nuota inconsapevolmente la collettività, la comunità degli uomini. Il mare nero ci spaventa e ci seduce, senza però la sapienza antica delle streghe saremmo persi, saremmo uomini senza inconscio: un’ipotesi di futuro terribile che speriamo di non vedere mai”. “Macbeth, le cose nascoste”, di Angela Demattè e Carmelo Rifici, tratto dall’opera di William Shakespeare, dramaturg Simona Gonella, progetto e regia Carmelo Rifici, con Alessandro Bandini, Angelo Di Genio, Tindaro Granata, Leda Kreider, Christian La Rosa, Maria Pilar Pérez Aspa, Elena Rivoltini; scene Paolo Di Benedetto, costumi Margherita Baldoni, musiche Zeno Gabaglio, disegno luci Gianni Staropoli, video Piritta Martikainen. Produzione LAC Lugano Arte Cultura e coprodotto da Teatro Metastasio di Prato, TPE – Teatro Piemonte Europa, ERT – Emilia Romagna Teatro Fondazione, in collaborazione con Centro Teatrale Santacristina. A Lugano, LAC, il 9 e 10/1/2020; al Teatro Metastasio di Prato (dal 5 all’8/3), Teatro della Tosse di Genova (dal 13 al 15/3); Teatro Astra di Torino (dal 19 al 22/3); quindi Varese, Pergine, Modena, Padova.

 La tempesta di Roberto Andò

La tempesta, ultimo capolavoro di William Shakespeare e suo definitivo congedo dalle scene, è un congegno teatrale prodigioso, in cui s’incrociano alcuni temi che prefigurano l’orizzonte della modernità: lo sguardo occidentale a confronto con quello dell’altro, la realtà e l’illusione, l’incantesimo della mente e il potere come complotto e usurpazione, il mistero della giovinezza e l’incombere della fine. Roberto Andò – regista di cinema e teatro – rilegge La tempesta attraverso il fluire, grandioso e imprevedibile, della mente di Prospero, assecondando l’incedere minuzioso e incalzante del suo piano per congedarsi dal mondo e iniziare la figlia Miranda al mistero dell’esistenza. Protagonista è Renato Carpentieri. “Nella visione che abbiamo voluto darle con lo scenografo – spiega Andò – l’isola è diventata una casa disastrata (allagata dalla pioggia e dal mare?), di cui Prospero ha fatto il laboratorio di una speciale esplorazione dell’anima, un interno-esterno circondato da un mare all’inizio in tempesta, poi calmo, e, alla fine, quando Calibano resta il solo abitante dell’isola, di nuovo in preda a un disordine di cui non si prefigura l’esito”. “La tempesta”, traduzione Nadia Fusini, adattamento Roberto Andò e Nadia Fusini, regia Roberto Andò; interpreti Renato Carpentieri, Giulia Andò, Filippo Luna, Vincenzo Pirrotta, Paolo Briguglia, Gianni Salvo, Paride Benassai, Francesco Villano;  scena Gianni Carluccio, costumi Daniela Cernigliaro, musiche originali Franco Piersanti, light designer Angelo Linzalata, suono Hubert Westkemper. Produzione Teatro Biondo Palermo. A Roma, Teatro Vascello, dal 10 al 19/1.

 Le relazioni alla prova

Uno spettacolo dall’attualità scottante in un mondo sempre più spaventato dalle relazioni umane e dall’altro. Sparigliando le carte dell’eterno gioco di ruoli tra maschio e femmina, il testo pone domande scomode che chiedono risposte chiare e risolutive. Il risultato è una commedia implacabilmente ironica, che mette letteralmente “alla prova” le convinzioni di tutti noi, mostrando come spesso siano solo opinioni, confuse per verità assolute. Tina, vulcanica creativa, viene richiamata dall’agenzia di comunicazione dalla quale se ne era andata sbattendo la porta e lasciando persino il suo compagno di allora, Edo, anche amministratore dell’agenzia. Solo lei, però, può fare la differenza in una gara per un’importante pubblicità contro la discriminazione femminile. Tuttavia non vuole accettare questa proposta, ritenendo che Fede, il capo dell’agenzia, abbia avuto un comportamento sgradevole durante una cena di riconciliazione. “La prova”, di e regia Bruno Fornasari, con Tommaso Amadio, Emanuele Arrigazzi, Orsetta Borghero, Eleonora Giovanardi. Produzione Teatro Filodrammatici di Milano. Dal 9 al 26/1.

Della madre

Secondo capitolo della trilogia che Mario Perrotta dedica alla famiglia, con la consulenza drammaturgica di Massimo Recalcati. Dopo aver indagato la figura evanescente dei padri contemporanei, la lente d’ingrandimento si sposta sulla figura, tradizionalmente intoccabile, della Madre. «Una figura che ha mantenuto costante nel tempo una sorta di sacralità e onniscienza che la rende ingiudicabile, al di sopra del bene e del male – scrive Perrotta, questa volta affiancato da Paola Roscioli –. Ed è così compresa nel suo ruolo che rischia di diventare soffocante nei confronti dei figli ed escludente nei confronti di quei pochi padri che vorrebbero interpretare a pieno titolo il proprio ruolo». La trilogia nasce da un intenso confronto con lo psicanalista Massimo Recalcati, che alle relazioni familiari ha dedicato gran parte del suo lavoro: «Lo spettacolo sarà l’occasione per mostrare le metamorfosi contemporanee della figura materna insieme però a ciò che della madre rimane al di là della storia: la sua funzione fondamentale nel garantire la trasmissione del sentimento della vita, il simbolo di una cura che sa essere ogni volta particolare e mai anonima».“Della madre”, uno spettacolo di Mario Perrotta, consulenza alla drammaturgia Massimo Recalcati, con Mario Perrotta e Paola Roscioli, e con Yasmin Karam; scene Mario Perrotta, costumi Sabrina Beretta, video artist Hermes Mangialardo. Produzione Teatro Stabile di Bolzano, La Piccionaia Centro di Produzione Teatrale. A Milano, Piccolo Teatro Studio, dal 7 al 12/1/2020.

 L’agnello sacrificale nella danza di Kor’sia

La giovane compagnia italo-spagnola Kor’sia di Antonio de Rosa e Mattia Russo, torna a ModenaDanza con la nuova coreografia The Lamb (l’agnello), spettacolo di teatro danza che affronta interrogativi filosofici sull’identità contemporanea muovendosi con ironia fra sacro e profano. Dalla Commedia dantesca a Pasolini, lo spettacolo inizia con un evento miracoloso, il recupero della vista, per cercare una nuova consapevolezza: chi sono? da dove vengo? dove vado? Fedele a un gusto postmoderno che unisce barocco e contemporaneo, KOR’SIA propone un paesaggio sonoro che mescola abilmente le note di Johann Sebastian Bach alla musica elettronica. “The Lamb”, regia Mattia Russo e Antonio de Rosa, coreografia Mattia Russo e Antonio de Rosa in collaborazione con gli interpreti, drammaturgia Maria Velasco, scenografie Monica Boromello, costumi Alejandro Gomez Palomo (Palomo Spain), luci Luis Francisco Martínez Romero. A Modena, Teatro Comunale Luciano Pavarotti, l’8/1; Rovereto, Auditorium Fausto Melotti, il 10/1.

 

 

 

 

 

 

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