Lo Zecchino d’Oro

televisione

Lo Zecchino d’Oro, la rassegna di musica per l’infanzia, fa il suo debutto in un’apposita trasmissione televisiva nel 1959. Cino Tortorella, già presentatore della tv dei ragazzi dell’epoca, viene contattato da alcuni imprenditori che alla Triennale di Milano stanno organizzando il “Salone del bambino”: i tre chiedono al conduttore di inventarsi un’apposita trasmissione per l’occasione. Tortorella pensa a una sorta di Festival di Sanremo per i più piccini, rievocando liberamente alcuni momenti della favola di Pinocchio, tra cui la scena della nascita degli zecchini d’oro dall’albero fatato.

Negli anni la gara canora diventa internazionale, seguita nel mondo da oltre 150 milioni di telespettatori. La sua formula è semplice ed efficace: una vera e propria gara tra “canzoni” e non tra i piccoli interpreti, intervallati da momenti comici e gag surreali pensate proprio per i bambini, con l’intervento di personaggi, come Topo Gigio o Sbirulino della Mondani.

L’Antoniano è una palestra fatta di opposti in armonia: il rigore e la disciplina dolcissima dell’indimenticata Mariele Ventre nel preparare i bambini a un’interpretazione impeccabile, si uniscono alle prese in giro e ai giochi degli altri personaggi che fanno la fortuna del programma, rendendolo leggero, e allo stesso tempo autorevole. Nel corso degli anni la rassegna diventa infatti un’occasione per riflettere sulla condizione dell’infanzia nel mondo, per sostenere progetti a favore dei bambini che soffrono nelle più varie situazioni, ma anche per godersi la gioia che un bambino esprime quando canta una canzone. Dispiace che l’ultima edizione appena conclusa sia andata in onda tra le polemiche per la mancanza di Cino Tortorella, motivata dai continui tagli che la Rai sta operando su questo tipo di trasmissioni, che mettono in forse anche la prossima edizione dello Zecchino, mettendo in grave difficoltà economica l’Antoniano di Bologna: senza il suo appuntamento principale, la Fondazione che lo sostiene dovrebbe chiudere le attività, lasciando senza occupazione i suoi oltre cento lavoratori, e provocando una grave mancanza non solo nel panorama televisivo, ma anche in quello culturale e sociale; perché lo Zecchino ci ha sempre ricordato, pur con tutti i limiti e gli sbagli, che è bello poter crescere senza diventare mai troppo grandi.

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