Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha convocato per venerdì 13 marzo 2026 il Consiglio supremo di Difesa che si svolge abitualmente in un salone del Quirinale attorno ad un tavolo, stranamente coperto sempre da un telo giallo, che è conosciuto ai tanti visitatori dell’ex palazzo pontificio il quale ha una dimensione pari a 10 volte la Casa Bianca.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della Riunione del Consiglio Supremo di Difesa, 17 gennaio 2023. NPK ANSA / Paolo Giandotti – Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica
Dall’edificio di Washington, sempre più decorato d’oro, partono tuttavia le decisioni destinate ad impattare sul nostro Paese e sul mondo intero, così come arriva dal “comandante in capo” il via libera ad una campagna di comunicazione sui conflitti che ha visto usare l’intelligenza artificiale per indicare – nel pieno dei bombardamenti terrificanti sulla popolazione di Gaza – il territorio palestinese trasformato in una riviera per il turismo di lusso, con tanto di Trump e Netanyahu raffigurati intenti a bere un drink. Ora anche l’attacco militare all’Iran, che ha provocato migliaia di vittime e rischia di trasformarsi in un conflitto armato incontrollabile, viene rappresentato dall’entourage mediatico del presidente statunitense come un videogioco, suscitando l’aperta condanna del cardinale di Chicago Blaise Cupich e si spera dell’intera Chiesa cattolica statunitense.
Le immagini sulla preghiera di alcuni leader evangelicali riuniti attorno a Trump per invocare l’aiuto divino nell’affrontare la guerra in corso contro il regime iraniano, pongono la domanda su quale riparazione sia necessaria per rimediare a tali manifestazioni “blasfeme”.
Secondo il teologo Massimo Faggioli, a lungo docente alla Villanova University, in Pennsylvania, in questi casi è utile mantenere fede ai criteri della guerra giusta per poter dichiarare “non giusta” la decisione di Trump di seguire l’agenda bellicista dettata dal governo israeliano di Netanyahu, che ha deciso di allargare il cerchio di fuoco nel sud del Libano colpendo la popolazione civile ( anche un parroco cattolico maronita è rimasto ucciso dai carri armati israeliani).
La mancata giustificazione della guerra impone e legittima quindi la disobbedienza.
Si tratta ora di capire se tale disobbedienza sia possibile a livello politico per l’Italia, relativamente al pieno utilizzo delle basi militari Usa e della Nato, già operative nella guerra contro l’Iran che secondo le dichiarazioni mutevoli di Trump è destinata a finire in poche settimane o richiederà l’intervento delle truppe Usa sul terreno, giudicata inevitabile secondo molti analisti militari.

Proteste contro Trump a Londra Ansa
In vista della riunione del Consiglio Supremo di Difesa, che vede riuniti i vertici militari assieme a quelli istituzionali, il governo italiano dovrà fare alcune scelte importanti perché le dichiarazioni reiterate sul fatto di “non essere in guerra” si possono ribaltare in caso di aggravamento della crisi con il coinvolgimento diretto di Paesi della Nato.
Come annunciato da diverse fonti, il ministro della Difesa Guido Crosetto si è già visto lo scorso sabato 7 marzo 2026, come riporta ad esempio newsprima, in «una riunione d’emergenza in videoconferenza con i vertici delle Forze Armate italiane e con i rappresentanti dell’industria della difesa nazionale, per affrontare l’evoluzione dello scenario internazionale e preparare l’Italia a possibili sviluppi critici. All’incontro, definito dallo stesso ministro “emergenziale”, hanno partecipato circa 130 tra responsabili politici, militari e industriali. Tra i presenti anche il capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Luciano Portolano, e il direttore nazionale degli Armamenti, ammiraglio di squadra Giacinto Ottaviani».

Militari alla parata militare del 02 giugno 2024.
ANSA/ANGELO CARCONI
Nello stesso tempo sono arrivati i dati del Sipri di Stoccolma sulle spese militari, che fanno emergere evidenze interessanti per il consesso che si riunirà al Quirinale e per l’intera società civile italiana chiamata ad essere consapevole di ciò che si decide sul suo futuro.
Come esplicitato da una nota della Rete italiana pace e disarmo, il dato centrale dell’autorevole report è che l’Europa è diventata il motore del riarmo globale. Mentre il volume mondiale dei trasferimenti di armi è cresciuto del 9,2%, in Europa le importazioni sono letteralmente triplicate (+210%). Per la prima volta dagli anni Sessanta, il nostro continente è la prima regione al mondo per acquisti militari.
Ma tale imponente volume di spesa non comporta un’autonomia strategica europea. Quasi la metà delle armi importate dai Paesi europei (il 48%) proviene dagli Stati Uniti; se guardiamo solo ai Paesi NATO europei, la quota sale al 58%. Ben 12 Paesi europei hanno ordinato o preselezionato 466 caccia F-35 di fabbricazione Usa.
Di fatto, l’Europa sta finanziando massicciamente il complesso militare-industriale americano con risorse pubbliche, assecondando la strategia statunitense di usare l’export di armi come strumento di politica estera. In tale contesto l’Italia sta vivendo una crescita record. Le nostre esportazioni di armamenti sono aumentate del 157% nell’ultimo quinquennio. Questo balzo ci ha portati a essere il sesto esportatore mondiale di armi, superando Paesi come Israele e il Regno Unito. E tutto questo nonostante la vigenza della legge 185 del 1990 che il comparto militare industriale vuole svuotare di efficacia.
L’industria militare italiana ha quindi più che raddoppiato il proprio export, crescendo più velocemente di qualsiasi altro partner europeo, anche se solo una minima parte dell’esportazione è diretta in Europa (il 13%). La stragrande maggioranza, il 59%, è destinata al Medio Oriente, in particolare a Qatar e Kuwait, mentre il 16% va verso l’Asia.

Grafico elaborato grazie notebooklm su dati Sipri Ripd
Secondo Rete italiana pace e disarmo, il riarmo basato su tecnologie statunitensi viene visto come una scelta che alimenta le tensioni e consolida la dipendenza da logiche militari straniere, mentre la vera autonomia strategica si costruisce sviluppando strumenti diplomatici, prevenzione dei conflitti e politiche di sicurezza comune non militarizzate.
Ma in questa fase di accelerazione della storia si è visto come siano state respinte sia proposta avanzata nel 2022 dalla migliore diplomazia italiana a partire dalla guerra in Ucraina, sia quella più recente del 2025, primo firmatario l’ambasciatore Pasquale Ferrara, per fermare la carneficina di Gaza con l’interruzione dei rapporti militari ed industriali con Israele, protagonista dell’attuale strategia di estensione della guerra in Medio Oriente.

Cardinale di Napoli , don Mimmo Battaglia, ANSA / CIRO FUSCO
La questione investe perciò la società intera, che non può restare solo spettatrice di ciò che verrà deciso dal Consiglio supremo di Difesa posto in agenda nello stesso giorno in cui la Chiesa cattolica ha indetto una giornata di preghiera e digiuno per la pace. Una forte scossa è giunta in tal senso dal cardinale di Napoli Domenico Battaglia, con una lettera di sdegno rivolta ai “mercanti di morte” ma evidentemente mirata a svegliare dal sonno una società che rischia di essere come i sonnambuli che precipitarono nella tragedia della “grande guerra”.
