Lo sguardo amorevole e sereno di Madre Teresa

La testimonianza di un “collaboratore” della Madre degli ultimi, alla viglia della canonizzazione
Madre Teresa

Enrico, assistente sociale in un ospedale del nord Italia, lavora tra malati terminali di Aids o tumore, gli ultimi degli ultimi tanto cari a M. Teresa. Racconta la sua personale vicinanza e il successivo impegno tra i “discepoli” della Madre.

 

«Nella primavera del 1989 dopo alcune esperienze con i francescani, decisi di scrivere una lettera alle Suore Missionarie della Carità a Roma per sapere se esistesse una comunità maschile dove fare un’esperienza vocazionale. La risposta mi venne da fratel Benjamin dei Missionari della Carità che si trovavano in missione a Noto in provincia di Siracusa, su richiesta del vescovo, per unire la comunità dei camminanti (zingari residenti) alla città di Noto. Decisi quindi di trascorrere la mia estate in Sicilia per conoscere da vicino la realtà dei missionari di Madre Teresa.

 

Fu un'esperienza indimenticabile che ripetei per tre estati! Le suore vestono il sari (abito del povero indiano); i Missionari della Carità vestono con un paio di jeans e una camicia con la croce puntata sulla camicia (oltre a un ricambio)! Quando arrivai a Noto fratel Maurizio mi mostro il posto dove avrei dormito: una stuoia sul pavimento! Lì la vita trascorreva tra preghiera, lavoro con tre ragazzi cerebrolesi e nella scuola con i bambini camminanti.

 

Nel 1991 ebbi il privilegio di conoscere Madre Teresa a Roma, a San Gregorio al Celio, e di chiederle quale sarebbe stata la missione migliore per me, dato il mio problema agli occhi (sono ipovedente) Conoscendo il mio lavoro di assistente sociale in ospedale, Madre Teresa mi consigliò di restare nel mondo! Altre volte vidi la Madre, l’ultima a S Giovanni Rotondo da Padre Pio.

 

All'interno della sua congregazione, oltre ai missionari e ai padri missionari, ci sono i collaboratori e i collaboratori “sofferenti”; decisi di aderire a quest'ultimo servizio offrendo il mio limite in gemellaggio con un fratello missionario della Carità, Fratel Samuel. Fu un'invenzione di Madre Teresa quella di affidare ad ogni sua suora e ad ogni fratello una persona sofferente che portasse avanti insieme a lui o a lei la missione affidata. Nell'arco degli anni ho conosciuto altre comunità di Madre Teresa, in San Pietro, a Napoli, a Palermo, a Cagliari e diverse altre case a Roma tra cui quella di padre Angelo che lavorava ad Acilia con i tossicodipendenti. Tutte realtà molto forti dove la spiritualità di Madre Teresa nella donazione ai più poveri tra i poveri è presente anche nella nostra Italia.

 

Lo sguardo di madre Teresa amorevole e severo allo stesso tempo, resterà sempre indelebili nei miei occhi. Continuo il suo insegnamento, nel mio piccolo, nel lavoro in ospedale coi malati terminali di AIDS e di tumore, oltre che con gli stranieri che arrivano in Italia in cerca di un po’ di serenità»

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