Lo schiaffone

L’altro giorno, parlando con alcune famiglie, abbiamo discusso sullo sculaccione dato al bambino per fini educativi. Lei cosa ne pensa? In fondo, in una società così permissiva, non sarebbe bene riportare un po’ di autorità e di rispetto per le regole e i genitori?. Caterina – Cagliari La sua domanda mi fa tornare alla mente la discussione sostenuta qualche anno fa dal Parlamento inglese che, con un emendamento alla legge in vigore dal 1860, riduceva drasticamente il diritto dei genitori alle punizioni corporali nei confronti dei figli. Il nuovo testo permette di punire i figli a condizione di non infliggere loro danni fisici o morali. A questo proposito, vorrei esprimere subito la mia opinione: punire un bambino, colpendo intenzionalmente parti del corpo, è sbagliato e dovrebbe essere proibito. Eppure, forse a tanti genitori capita di dare schiaffi ai figli con l’intenzione di far loro comprendere lo sbaglio fatto. È giusto? Sono così cattivi questi genitori? Innanzitutto, distinguerei due situazioni: La prima, che è la più frequente, riguarda la reazione emotiva di fronte al figlio che fa un’azione sbagliata. Vien fatto di dare un ceffone perché si fa fatica a controllare le emozioni e si agisce in preda all’ansia, rischiando poi di sentirsi in colpa. In questo caso, se i genitori chiedono scusa per lo schiaffo, ricordando al bambino la regola che volevano trasmettergli, non vi sono conseguenze nel piccolo, in quanto egli comprende che i suoi genitori gli vogliono bene, anche se a volte sbagliano nei modi. L’altra situazione, invece, è quella in cui il genitore punisce il figlio con gli schiaffi intenzionalmente perché ritiene giusto fare così allo scopo di fargli cambiare comportamento. Dunque agisce razionalmente. In questo secondo caso, anche se il fine è di correggere, le conseguenze sul bambino possono essere anche gravi. La punizione corporale razionale sottopone ad una coercizione cronica che induce una difficoltà nell’utilizzo delle emozioni e un accumulo di aggressività negativa, con conseguenze nei rapporti con gli altri. Durante la scuola elementare, il bambino a lungo andare potrebbe manifestare difficoltà di comportamento e aggressività nei confronti dei coetanei con due tipici fenomeni che troppo spesso si riscontrano nelle scuole italiane: il bullismo e l’autolesionismo. In definitiva, occorre precisare che quando un adulto colpisce un bambino non ci sono vincitori o perdenti, ma è la relazione educativa che risulta sconfitta. Imporre la forza è sempre sintomo di debolezza. Invece, insegnare le regole con amore attraverso un dialogo sereno, in cui si può mostrare le ragioni del rimprovero e contemporaneamente offrire al bambino la possibilità di spiegarsi, è di maggiore efficacia educativa a lungo termine. Il bambino, sicuro dell’affetto del genitore, sperimentando il suo perdono, sviluppa al meglio le sue capacità di migliorarsi. Diversa è la situazione in cui il figlio manifesta crisi di rabbia o sta facendo qualcosa di sbagliato e si ritiene opportuno contenerlo anche fisicamente. Tale contenimento fisico infatti è ben diverso dallo schiaffo: esso suscita protezione, sicurezza e aiuta a creare un argine all’aggressività. Per raggiungere questo scopo non si aggredisce, non si colpisce, non si attacca, non si umilia. Per concludere, le azioni educative intelligenti sono quelle che hanno le seguenti caratteristiche: si decidono con calma, tengono conto di tutti gli elementi della realtà e sono in grado di considerare le emozioni che proviamo noi e che provano gli altri.

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