Lo Stato islamico torna ad espandersi

C’è un atteggiamento difficile da affrontare per chi crede profondamente nella forza del dialogo, nel rispetto, nel valore delle differenze anche religiose e nella rinuncia al potere: è la negazione violenta di qualsiasi dialogo proclamata nel nome di Dio. Ne è un terribile esempio la storia dell’Isis, che sta risorgendo.

Nonostante le dichiarazioni ufficiali sulla sconfitta territoriale del Califfato, l’Isis (Daesh, in arabo), pur indebolito, ha continuato ad esportare in mezzo mondo la sua ideologia e organizzazione, ed ha “ispirato” quando non rivendicato numerosi attentati. Ultimamente ha cercato di rialzare la testa anche in Iraq e Siria, i luoghi dove dal 2014 al 2017 aveva, con un regime del terrore, controllato un vasto territorio a cavallo fra l’Iraq occidentale e la Siria orientale.

Alla fine di gennaio scorso, l’Isis ha messo a segno una serie di attacchi in Iraq e Siria: l’ultimo non lontano da Hasakah, dove è stata presa di mira una prigione controllata dalle Sdf (Syrian democratic forces) del Rojava curdo. Un attacco portato da forse 300 miliziani allo scopo di provocare una rivolta fra i quasi 5 mila detenuti (in gran parte ex combattenti Isis) nel carcere di Sina’a. L’attacco, durato più giorni, si è concluso con la sconfitta degli attaccanti e dei ribelli, ma provocando la morte, secondo le Sdf, di quasi 500 persone di entrambe le parti: 121 tra guardie, soldati e civili, e 374 combattenti dell’Isis, attaccanti e prigionieri insorti. Dietro a questi tentativi di rilancio locale c’è probabilmente una strategia ispirata dal capo di Daesh (Isis), noto come Abu Ibrahim al-Hashemi al-Quraishi.

Nel 2019 era morto il primo auto-proclamato califfo dello Stato islamico, Abu Bakr al-Baghdadi, fattosi esplodere durante il raid di un commando statunitense a Barisha, nella regione siriana di Idlib, vicino al confine turco, terra di insediamento dal 2016 dei ribelli anti-Assad filoturchi (Fsa) e di numerosi gruppi jihadisti. Come successore di al-Baghdadi, una sorta di secondo califfo a capo del Daesh (che deriva da al Qaed,a ma se ne discosta proprio per l’idea di Califfato), fu designato nel 2019, Quraishi: nome di battaglia di un allora 43enne noto anche con vari altri nomi, tra i quali anche Hajji Abdullah Qardash.

Dopo il 2019, secondo fonti statunitensi, l’Isis avrebbe mantenuto, nonostante la sconfitta, fra 14 e 18 mila membri, in parte come cellule dormienti e in parte nascosti nel deserto di Badia, nel nordest della Siria, e in zone confinanti del territorio iraqeno.

Il rifugio segreto di Quraishi è stato individuato dall’intelligence statunitense e attaccato con un blitz della Delta Force nelle prime ore del 3 febbraio 2022 ad Atmeh, non lontano da Barisha, il villaggio dove fu individuato al-Baghdadi. Il capo dell’Isis, come il suo predecessore, per non essere catturato avrebbe fatto esplodere un ordigno che ha dilaniato l’intero terzo piano della palazzina dove viveva, uccidendo oltre a se stesso anche gli altri membri della sua famiglia, si parla di 4 donne e 6 bambini, ma sarebbero morti anche altri 3 abitanti dell’edificio.

Secondo l’Agenzia Reuters, alcuni funzionari statunitensi hanno descritto Quraishi prima della nomina a capo dell’Isis come grande sostenitore di al-Baghdadi e “forza trainante nel genocidio del 2014 della minoranza yazida nel nord dell’Iraq, ed hanno affermato che ha supervisionato una rete di filiali dello Stato islamico dall’Africa all’Afghanistan”.

La strategia dell’Isis dopo il 2019 avrebbe infatti puntato, sviluppando alcune premesse, su quella che viene indicata come jihad liquida o anche cyber-califfato globale, che si sta espandendo territorialmente soprattutto in Africa e infiltrandosi tramite web e social in molti Paesi, particolarmente in Asia. Un indicativo rapporto 2021 di Acs (Aiuto alla chiesa che soffre) sulla libertà religiosa nel mondo, per esempio, “descrive il consolidamento di un network islamista transnazionale che si estende dal Mali al Mozambico, dalle Comore nell’Oceano Indiano alle Filippine nel Mar Cinese Meridionale, il cui scopo è creare un sedicente califfato transcontinentale”.

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